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lunedì 29 ottobre 2012

La vita dopo la laurea

M'avevano detto che dopo la laurea sarebbe stata tutta un'altra vita... e che vita!
Infatti sono 6 giorni che sto in pigiama a guardare il cumulo di cose lasciate in arretrato nella fase di preparazione alla laurea e che mi chiedo da che parte cominciare.
Sono 6 giorni che cerco di capire come minchia si usi il formato europeo per il curriculum e che mi chiedo dove lo devo mandare poi sto curriculum.
Sono 6 giorni che cerco di far capire a mia madre che non intendo tornare in Sardegna per più del tempo necessario ad arraffare i regali dei parenti e distribuire le mie bellissime bomboniere home made.
Sono 6 giorni che spero che le cose cambino in fretta, perchè io entro la fine dell'anno devo avere un lavoro ed una casa nuova.
Sono 6 giorni che penso che sta laurea sia sopravvalutata e che mi abbia tolto molto più di quello che mi ha dato.
Si accettano suggerimenti su come accelerare il cambiamento della situazione e non far passare molti altri giorni così. Perchè se questa è la vita dopo la laurea... uccidetemi, vi prego!

giovedì 25 ottobre 2012

Zero

0 punti.
Il mio impegno, la fatica, l'ansia, le rinunce... Tutto questo è valso 0 punti. 
0 punti per una tesi che è piaciuta a tutti quelli che l'hanno sentita, che mi è valsa un applauso che non finiva più. 
0 punti assegnati da una commissione che si stava facendo i cazzi suoi, chi con un libro in mano, chi con il cellulare. Qualcuno nemmeno s'era pettinato, pareva uscito dal letto in quel momento. 
0 punti dopo aver discusso la tesi seriamente davanti al mio relatore che mi rideva in faccia, indicandomi e facendo battutine all'unico commissario che cercava di ascoltare.
Ero lì con un buon lavoro, un bel vestito ed una buona presentazione. Avrei potuto essere lì con un libro di barzellette, la tuta e cantare la canzone dei puffi, tanto meno di 0 punti non si possono dare.
Il mio lavoro è stato giudicato carta straccia. Ed è stato giudicato senza nemmeno essere ascoltato. Avevo diritto a 10 minuti di attenzione, attenzione che a loro viene profumatamente pagata. Ma loro non ne avevano voglia, semplicemente. Dopo aver sentito "Gesù testimonial" poi, anche l'ultimo ha smesso di ascoltarmi. Il marketing religioso ha dato fastidio, soprattutto perchè perfettamente coerente, una teoria inattaccabile. Ma se davvero quella tesi valeva 0, se davvero questo marketing religioso non si poteva sentire, perchè nessuno mi ha interrotta? Perchè non mi è stata fatta nessuna domanda? Perchè nessuno era disposto a concentrarsi davvero sul ragionamento, il titolo non gli è piaciuto, il mio relatore mi prendeva per il culo visto che avevamo discusso pochi giorni prima e tanto è bastato. Nessuno si è davvero impegnato a giudicarmi, così come il tizio prima di me. Ci avevamo messo 20 giorni a scrivere le nostre tesi, non potevano essere dei buoni lavori, punto e basta. Valutare se davvero non lo fossero sarebbe stato troppo impegnativo. Il fatto di avere la responsabilità di firmare il nostro biglietto da visita non li ha minimamente sfiorati, loro non ne avevano voglia.
E così io mi porterò dietro a vita sul curriculum un voto del cazzo e questa laurea che doveva rappresentare un traguardo raggiunto, la sento solo come qualcosa che mi è passato sopra e per il quale non posso fare più niente. Nulla è stato come me l'aspettavo e non c'è un'altra occasione per riviverlo. 
Mi chiedo se ho subito un torto o se ho sbagliato io, ma in fondo entrambe le domande sono inutili, tanto ormai non posso farci più nulla. La soddisfazione non è arrivata e non arriverà più da questo. Bisogna guardare avanti e basta, ma la rabbia per quello che c'è indietro resta e ci metterò un po' a digerirla.
Adesso cercherò un lavoro, non continuerò gli studi. Lo pensavo già prima ed ora ne sono ancora più convinta, perchè ritengo che a me quella massa di idioti non abbiano nulla da insegnare e non intendo rimettermi ancora al loro giudizio. Io valgo ben più di questo voto di laurea che non mi rappresenta e ciò che io faccio, su cui mi impegno sempre con tutta me stessa, non vale mai 0 punti.

martedì 23 ottobre 2012

Tutto sotto controllo

Vado, mi laureo e torno.
Più o meno.
Forse.
O forse no.
Esisterà la bocciatura in seduta di laurea?
E se la inventano per me?
Credo di essere un po' agitata...

lunedì 22 ottobre 2012

Moriremo tutti!

Mancano 24 ore. Devo ancora ritirare la tesi e consegnarla al presidente del corso, cosa che ho scoperto di dover fare solo venerdì sera, dopo aver anche litigato con il relatore, che prima mi fa fare tutto da sola e poi si lamenta che ho fatto tutto da sola. "Cerchi almeno di fare una buona presentazione"... Cerca almeno di andartene... 
Alle 18 arriva l'allegra famigliola, compreso mio padre, che rompe il giuramento fatto 5 anni fa: "io non sono d'accordo che tu vada, quindi lì non ci verrò mai". 
Prima ci sono da sistemare tutte le ultime questioni organizzative e magari ripetere il discorso, che ancora non l'ho ripetuto una volta per intero.
E mentre scrivo, sono davanti alla sala delle lauree che aspetto che qualcuno apra la porta per elemosinare un cambio di slide dell'ultimo minuto, che dovevano essere consegnate improrogabilmente giovedì scorso, perciò io ho consegnato una schifezza.
L'ansia mi uccide, faccio le più disparate e disperate ipotesi su come andrà domani, compresa quella di una bocciatura in seduta di laurea, perciò mentre scrivo Il Guaio mi imbocca tocchetti di cioccolata, il secondo più potente rimedio per questi casi.
Purtroppo sembrano servire a poco sia il primo che il secondo rimedio, l'isteria mi porta via! Moriremo tutti!

venerdì 19 ottobre 2012

Habemus vestito

La scelta del vestito per la laurea è un momento importante, da affrontare in piena consapevolezza e su cui riflettere bene. Non tanto perchè dovrai impressionare la commissione con il tuo aspetto professionale e preparato, no. E nemmeno perchè dandoti un contegno, forse, inizierai a crederci pure tu che in fondo sei una persona professionale e preparata. No. La scelta del vestito ha un'implicazione morale. Sì, perchè ci sono persone a cui non fregherà assolutamente nulla della supercazzola che avrai costruito per riempire quelle 60 pagine necessarie ad essere lì vestita da tua madre, eppure ci saranno. E per giunta il microfono non funzionerà, quindi nemmeno la sentiranno la tua supercazzola; potranno solo vedere il powerpoint proiettato su un telo di 3 metri per 3 in una sala in piena luce, ovvero non vedranno un'emerita minchia.
Eppure loro saranno lì ad assistere e resteranno svegli mentre persino i commissari dormicchieranno, resteranno vigili a guardarsi intorno con il disagio di chi non sa cosa ci faccia lì ma sa di doverci essere.
Io lo so, perchè sono stata dall'altra parte, e allora ritengo di avere, in qualità di laureanda, un dovere morale verso tutti loro, di dover fare la mia parte nel diminuire quel disagio dandogli qualcosa su cui focalizzare l'attenzione. Per questo, era mio dovere scegliere un vestito che mi facesse un bel culo.
Ringraziatemi, amici e parenti miei e degli altri, io ho pensato a voi prima che a me.

mercoledì 17 ottobre 2012

Oggi

Oggi mancano 6 giorni alla laurea, quella che "lascia perdere, non è roba per te".


Oggi scrivo l'ultimo capitolo di tesi, quella che meno di un mese fa era impossibile fare in un mese.

Oggi compio 24 anni e faccio un sacco di cose che gli altri avevano detto che non avrei mai fatto. Gli altri, però, non io. Io ho sempre detto che avrei fatto questo e molto altro.
E allora oggi, agli altri, io dico col cuore una sola cosa: e statisticazzi!

giovedì 11 ottobre 2012

Il lato gaio del Guaio

-Tesoro, guarda se ti piace questo sfondo per le tue slide
- mmm... mi pare un po' troppo bianco...
- se vuoi te lo faccio più ghiaccio
- mi stai prendendo per il culo?
- no

Quando penso che la sua scala di colori comprende ghiaccio, avorio, panna, tortora, fango, carta da zucchero e parecchi altri, mi vien sempre il terrore che prima o poi cambi sponda...

mercoledì 10 ottobre 2012

Sono arrivati i rinforzi

Il Guaio ha realizzato l'irrealizzabilità della sua tesi in tempo così breve, soprattutto dato che il suo relatore l'ha abbandonato ed è partito per località ignota a tempo indeterminato.
Così ora Il Guaio ha un'altra missione: aiutare me.
Perciò stamattina al suono della sveglia, io ho potuto dormire 10 minuti in più mentre lui preparava la colazione, compreso lo spalmamento della marmellata sulle fette biscottate. Non ho dovuto girare lo zucchero nel latte, occuparmi di rimettere a posto la cucina, non dovrò preparare il pranzo nè la cena e probabilmente non dovrò nemmeno stirare le tre lavatrici accumulate. Io devo fare solo una cosa: pensare alla tesi.
Lui, nel frattempo, inizia a costruire il powerpoint per la mia presentazione, cercando pure uno sfondo che soddisfi il mio sofisticatissimo gusto in materia e non offendendosi quando gli dico che quello che mi ha appena proposto come fighissimo a mio avviso fa proprio cagare.
I giorni scorsi pensavo che avrei avuto bisogno di una mamma, non necessariamente la mia (per carità, lasciamola dov'è!), una mamma a caso che si occupasse di tutto quello che non è la mia tesi e mi liberasse dall'incombenza di dovermi occupare di me stessa e della casa, che facesse sì che il frigo fosse pieno anche senza che io andassi a far la spesa, che il pranzo fosse pronto senza che io dovessi cucinarlo e via dicendo con la lista delle incombenze necessarie alla sopravvivenza e delle quali io non ho minimamente il tempo nè la voglia di occuparmi. Bè, credo di essere stata più che accontentata, visto che Il Guaio, nelle pause, provvede anche ad altre necessità che una mamma proprio non potrebbe soddisfare...
Di questo passo, prima o poi finirà col farsi sposare!

martedì 9 ottobre 2012

Comunicazioni di disservizio 2 - la smentita

AVVISO IMPORTANTE!!!!
Per i laureandi della triennale non è necessario inviare la sintesi della tesi alla Segreteria Didattica.
Cordiali saluti

Dopo averci mandato tutti nel panico ieri, oggi ci mandano questa email, così, come se niente fosse. Per quale motivo ora non dovrei andare a prendere tutti a ginocchiate sulle gengive? Giusto perchè per colpa loro io stanotte non ho dormito e adesso sono talmente sfinita che ho appena versato il tè sul cellulare anzichè nella tazza, figuriamoci se avrei la forza di alzarmi dalla sedia. 
Odio profondo.

lunedì 8 ottobre 2012

Comunicazioni di disservizio

Si comunica di far pervenire entro venerdì 12 ottobre 2012 una copia della tesi di laurea al Relatore ed al Correlatore e la sintesi alla Segreteria Didattica.

E 'na fetta de culo no? Questa frase era in una mail appena ricevuta. Avendo io domandato martedì scorso in segreteria didattica se ci fosse una scadenza per la consegna della tesi e quale fosse ed avendo sentito come risposta un "noi non ne sappiamo nulla, a noi non deve portare altro", mi sento nuovamente presa per il culo da questo ammasso di dipendenti pubblici pagati per fare poche cose e pure male.
Saranno giorni pieni di caffeina e nicotina, ma io devo farcela.
E se ce la farò, voglio il monumento. Anche perchè non è detto che sopravviva...

Incidenti di percorso

Volevamo 4 giorni di isolamento per concentrarci sulle nostre tesi e dargli la svolta.
Volevamo 4 giorni in mezzo al nulla per non essere distratti.
Ci siamo ritirati 4 giorni in un paesino sperduto in mezzo ai monti, abitato solo da una colonia di gatti randagi e da suo nonno.
Suo nonno ci ha accolti in casa sua ed ha cercato di fare del suo meglio per metterci a nostro agio e coccolarci un po'.
Fu così che al secondo giorno ci ritrovammo entrambi con una grandiosa intossicazione da funghi ed al quarto giorno, conquistata finalmente l'autonomia dal bagno, siamo tornati a casa senza aver scritto neanche una parola di tesi.
Ed ora siamo nella merda.
Ce la faremo?

lunedì 1 ottobre 2012

30 settembre 2007

Domenica. 
Le 10:15.
Volo AP5505.
Posto A23, finestrino.
Una salopette di jeans aderente ed una polo rosa a manica lunga. I capelli tagliati e colorati il giorno prima. Gli occhiali da sole ed il trucco ben fatto.
Nella stiva un bagaglio pesante il doppio del consentito, con dentro una vita tutta da buttare e ricostruire. Sarebbe bastato un bagaglio a mano per portare ciò che davvero sarebbe servito, ma non è mai facile distinguere le cose davvero importanti da quelle che invece sono solo d'impiccio. 
18 anni ancora per un mese e mezzo. 39,8 kg di carne, pelle e ossa. 
Un sogno. Il sogno che era stato salvezza, il sogno a cui aggrapparsi per non morire, il sogno di avere un'occasione di farcela, il sogno di poterne uscire, il sogno di poter diventare grande.
All'atterraggio Roma è bella, calda e assolata. Accogliente con le sue strade grandi e sgombere dal traffico del resto della settimana, un traffico ancora sconosciuto per lei che viene da una cittadina che credeva grande e che di Roma non fa neanche un quartiere.
Ad attenderla, il marito di un'amica, un pranzo da loro e poi il collegio, la minuscola stanza singola senza bagno che le suore avevano preparato. La stanza di 2 metri per 4 che aveva scelto perchè piena di sole. La stanza con dentro solo un letto, una scrivania, un armadio a ponte e una mobiletto. E un lavandino che sarebbe stato sempre intasato. Quella sarebbe stata la sua casa per due anni.
E lei non lo sapeva cosa sarebbe successo in quegli anni. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma quella era la sua unica possibilità e la sola cosa che sapeva davvero era che non sarebbe tornata indietro. Mai.
Credeva che il suo sogno le sarebbe bastato per trovare pace, credeva di aver lasciato indietro ciò che l'aveva consumata, credeva adesso di poterlo dominare. Come solo a 18 anni, alle prese con un sogno si può credere.
Lei non sapeva che iniziare le terapie avrebbe significato sprofondarci dentro ancora di più. Non sapeva che avrebbe dovuto scavare in sè stessa fino ad averne paura. Non sapeva che si sarebbe distrutta ancora e ancora. Non sapeva che sarebbe stata meglio e poi sarebbe arrivata la ricaduta, sempre peggiore. E poi sarebbe stata di nuovo meglio e poi ricaduta di nuovo. Ed ogni volta avrebbe perso una parte della sua capacità di sognare, fino a trovarsi a non saperlo più fare.
Lei non sapeva che il suo cuore si sarebbe congelato al punto da sentirne il dolore fisico. Al punto da credere di non poter più provare nient'altro che quel dolore. Al punto da non sapere cos'altro fare per non arrendersi, perchè sapeva solo di non potersi arrendere.
Lei non si è arresa e con fatica ha scongelato quel cuore. Piano piano, senza sapere bene come, un pezzo alla volta l'ha rimesso in sesto e con quel cuore ha via via imparato a vivere, sbagliando tante volte, amando troppo le persone sbagliate e troppo poco sè stessa. 
Ma sbagliando s'impara. E lei ha imparato. Ha imparato ad amarsi, anche se ancora spesso se ne dimentica.
Ha imparato ad amare, cercando la giusta misura.
Ha imparato a distinguere ciò che realmente le serve e a mettere da parte il resto.
Ha imparato a sognare di nuovo e a sognare cose che potrà davvero realizzare. Ed ha imparato anche a realizzarle davvero.
Ha imparato che la perfezione non le appartiene e che non deve vergognarsene fintanto che farà del proprio meglio.
Ha imparato che la vita può stupirti, nel bene e nel male. Ed ha imparato che l'unica cosa che si possa fare è essere sempre disposti a lasciarsi stupire.
Ha imparato che non tutti i problemi possono essere risolti e che bisogna saper convivere con ciò che lasciano di indelebile.
Ha imparato tante cose che non immaginava di poter imparare, perchè il 30 settembre 2007 lei sapeva solo ciò che aveva lasciato, ma non immaginava nulla di ciò che avrebbe trovato.

5 anni dopo, il 30 settembre 2012 è di nuovo domenica. Alle 10:15 circa apre gli occhi, da un bacio al suo uomo e prepara il caffè. Sarà una domenica tranquilla, tra un giro da decathlon e una partita a carte chiusi in casa mentre fuori piove.
5 anni dopo, lei è talmente serena da non ricordare che giorno sia. Perchè, a ripensarci, il passato pesa come un macigno ed un pezzo di cuore rimarrà per sempre congelato, dolente come punto da spilli. A ripensarci, l'anoressia è un'ombra che la inseguirà sempre, anche ora che ad occhio non se ne vedono più le tracce. A ripensarci, ha ancora molto da imparare. Ma 5 anni dopo, di ripensarci non ce n'è bisogno. Perchè 5 anni dopo, lei è felice. E' tutto diverso da come l'aveva sognato e forse proprio per questo lei è felice, molto di più di quanto avesse sognato.