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martedì 25 giugno 2013

Domande

Ci sono domande che non puoi fare a meno di porti, anche se sai che non avranno mai risposta e che se anche l'avessero, non basterebbe a soddisfarti. Domande a cui proprio non riesci a rinunciare perché devi sapere perché qualcuno ha deciso di farti stare così. Perché io vorrei proprio sapere che cazzo avevano da passeggiare, con i tacchi, all'1 di notte, sopra la mia camera da letto. Perché adesso muoio di sonno e sono incazzata come una biscia.


venerdì 14 giugno 2013

Soddisfazione

Un bicchiere di vino, spalmata sul divano di casa mia e la sensazione di essere finalmente lì dove ho camminato tanto per arrivare .

lunedì 10 giugno 2013

Esami di coscienza

Giovine uomo d'affari che sorridi del mio cambio scarpe in treno,  ti rendi conto che hai i calzini a pois?

domenica 9 giugno 2013

Aidi c'è

Aidi c'è, è viva.
In una vita tutta nuova.
Un lavoro impegnativo.
Una casa tutta sua.
Un sogno realizzato e mille preoccupazioni in più.

Tanta vita tutta insieme, che non ce la si fa nemmeno a raccontarla.

Ma nonostante il silenzio, qualcuno ancora passa di qui.
Qualcuno convinto di non essere notato.
Qualcuno convinto di essersi nascosto bene.
Qualcuno che una vita, evidentemente, continua a non averla.
Qualcuno che forse cerca qui il perchè della sua inettitudine.
Qualcuno a cui consiglio di girare alla larga, a meno che non voglia davvero quelle risposte che furtivamente viene a cercare.
Idiota avvisato...

martedì 2 aprile 2013

Buongiorno un...

Autista della navetta aziendale: "che dici bambolé ?"Che se mi chiami ancora bambolé ti stacco la testa.Il buongiorno si vede dal mattino.


venerdì 29 marzo 2013

Questue

Stazione. Save the children: "... e poi riceverà a casa le lettere e i disegni del bambino..."
Aeroporto. WWF: "... e poi riceverà a casa..." "Le lettere e i disegni del panda?" "...ehm... no..." "1-0 per Save the Children"

Sia lodato.

Sia lodato l'anno fiscale, che si chiude il 31 marzo.
E sia lodato il correlato inventario, che blocca ordini, consegne e fatturazioni.
E che fa stare a casa l'uffico marketing intero.
A casa, in ferie, a prendere per il culo quelli che oggi lavorano.
Come Il Banale, che la sta prendendo bene.
Un altro lato piacevole dell'avere finalmente un lavoro.

mercoledì 27 marzo 2013

Nuove sensazioni

È la prima volta che mi sento così, la prima volta che faccio questa esperienza, che provo questo brivido.

 La prima volta di un'inebriante sensazione... L'inebriante sensazione di sentire il capo dire due parole: Venerdì Ferie. Godo.

domenica 24 marzo 2013

Binomiale

Testa o croce?
Bianco o nero?
0 o 1?
Giusto o sbagliato?
Vero o falso?
Sì o no?
Quante probabilità ci sono che in n prove si realizzino k successi?
Ma il successo, poi, qual è?
Il risultato giusto, qual è?
La felicità, qual è?

giovedì 21 marzo 2013

Mobbing



"Aidi, vuoi gli accrediti per il concerto dei Modà?"
"Responsabile Marketing, perché mi odi già?"


mercoledì 20 marzo 2013

Mercoledì

E poi ti metti il lucidalabbra in un occhio, convinta fosse il mascara. 
Ed é solo mercoledì...

martedì 12 marzo 2013

Primo giorno

Oggi primo giorno di lavoro. E per cominciare nella maniera giusta ho già:
- imprecato sulla sveglia che suonava alle 6:15;
- re-imprecato sulla sveglia che suonava alle 6:20;
- imprecato con me stessa che ho lasciato registrare al Guaio il messaggio vocale della sveglia che suonava alle 6:25;
- dimenticato di preparare ieri sera il pranzo da portarmi dietro oggi;
- dimenticato di scegliere cosa mettere;
- calcolato in maniera molto forfettaria il tempo per il tragitto piedi-metro-treno-navetta.

E poi piove e non mi posso mettere le scarpe scamosciate.
E sono ancora sconvolta da una notizia avuta due giorni fa.
Ottimo inizio. Se mi sbrigo a finire sto cappuccino delattosato, magari riesco a migliorare...

giovedì 7 marzo 2013

Le conseguenze di un contratto.

L'arrivo di un contratto e del relativo lavoro cambiano la vita, già prima di cominciare. Firmerò lunedì ed inizierò a lavorare martedì, ma già le prime conseguenze si sono palesate, ognuna accompagnata da un momento di gioioso stupore misto a soddisfazione.

Ad esempio, ho potuto togliere dalla borsa quella ventina di copie del curriculum che portavo sempre appresso perchè non si sa mai

E poi mi sono tolta lo sfizio di uscire a fare la spesa in tuta e senza trucco, cosa che non mi apparterrebbe granchè in ogni caso, ma che non potevo permettermi per niente fintanto che ogni mia uscita di casa poteva esitare in un colloquio lampo in qualche negozio a caccia di personale. Sono tornata a casa col mal di schiena da scarpa bassa e le labbra screpolate dal freddo, ma ne è valsa la pena.

Ogni giorno trovo la mail piena di offerte dei centordici siti di ricerca di lavoro a cui sono iscritta ed ogni giorno mi ripeto che dovrei cancellarmi dalla mailing list, ma ogni mail cestinata è una soddisfazione, il non averne più bisogno è fonte di un discreto godimento. Perciò ancora le tengo, anche perchè adesso c'è da occupare Il Guaio...

Poi c'è la muffa, quella simpatica sostanza verde e tossica che mi sta invadendo casa. La guardo e realizzo di potermene fregare: passerò molto meno tempo qui dentro e, soprattutto, adesso posso davvero cercarmene un'altra. Anzi, per questioni fiscali e logistiche, adesso devo cercarmene un'altra.

Ma in tutto ciò, un'altro sorriso me lo regala quell'entità chiamata Famiglia, rappresentata dall'inquietante personaggio di mia Madre. Essa, nel materno e amorevole gesto di voltarmi le spalle, aveva dichiarato  "torna o arrangiati, io non posso più mantenerti". Preso atto e trovato il modo di arrangiarmi, ecco che compare un bonifico sul mio conto corrente, con tanto di "hai bisogno di altro?", voce mielosa e gioiosa condivisione della mia soddisfazione. O ha battuto la testa o la mia indipendenza la terrorizza.

Ed infine, tra le tante conseguenze di un contratto, ecco quelle serie ed importanti.
Due paia di conseguenze di un contratto.
Non si pensi che io fossi disperatamente in astinenza da shopping, è che come si fa ad andare in ufficio senza 9 cm di lucida vernice? Tocca sacrificarsi, è un'altra conseguenza dell'avere finalmente un contratto.
Adesso vado all'armadio, devo spiegare ai miei pigiami che non passeremo più tanto tempo insieme...

giovedì 28 febbraio 2013

La ruota... gira!

Mi avevano detto di crederci, che la ruota prima o poi avrebbe girato. 
Ci ho creduto, poi ho smesso, poi ci ho ricreduto ancora un po', poi ho smesso di nuovo... 
E poi la ruota ha cominciato a girare. Prima un giro lento, poi più veloce e poi ancora di più. Sarebbe bastato un giro di media intensità, ma non c'era modo di rallentare, come se tutte le spinte date a vuoto per mesi si fossero in realtà accumulate e adesso venissero fuori, tutte insieme, travolgenti.
Così è arrivato un lavoro, un impiego di ripiego con cui pagare l'affitto. Ma non ho fatto in tempo ad iniziarlo, perchè oggi, a quattro giorni dalla firma del contratto, è arrivato il lavoro vero, quello che volevo, quello in cui speravo. Ed anche se dovrò lavorare con quella con il gambaletto marrone, ricomincio a respirare a pieni polmoni, ricomincio a programmare i mesi che verranno, ricomincio a credere nel futuro ora presente. E posso ricominciare anche a vivere, se dopo questo letargo forzato mi ricordo ancora come si fa...

mercoledì 27 febbraio 2013

De incazzatura

Ma io sono incazzata perché lui mi ha fatta incazzare o perché lui ha il potere di farlo? 
Ce l'ho con lui perché ha sbagliato o ce l'ho con me perché ho scoperto il fianco?
Sono molto, troppo, più incazzata del dovuto...

mercoledì 20 febbraio 2013

Lezioni di volo

Hai fretta? 
Ci tieni ad essere puntuale, ma proprio non riesci a camminare più veloce? 
Fai come me, le scale della metro non scenderle, sorvolale! 
Certo, se come me non sei Batman e nemmeno una leggiarda libellula, magari poi ti ci vogliono 10 minuti a rimetterti in piedi ed arrivi al tuo colloquio di lavoro in ritardo, zoppicante e con le calze macchiate di sangue, però le scale così in fretta non le avevi mai fatte. 
Occorre perfezionare giusto un po' la tecnica... soprattutto l'atterraggio...

lunedì 18 febbraio 2013

E il resto come va?

Una mail da un'amica, una domanda in conclusione. 
E il resto come va? 
Il resto: la vita oltre la ricerca del lavoro, la vita oltre l'assenza del lavoro.
Una domanda che mi rimbomba in testa da ieri sera, che mi ha colpita al punto da pensarci per mezza nottata.
Il resto come va? 
Il mio resto dove sta?

mercoledì 13 febbraio 2013

Le cose che ho imparato in questi giorni

Nell'ultima settimana ho avuto una parvenza di vita sociale, più distaccata dal mio pigiama e con maggiore consumo di eye-liner e rossetto. E frequentando il mondo là fuori, io imparo.
Tipo:
- ho imparato che per fare le selezioni del personale bisogna essere spettinate, vestite a cazzo caso e col trucco sbavato. Tre su quattro nei colloqui che ho fatto questa settimana erano così, l'ultima mi ha dato il colpo di grazia con gambaletto marrone dentro ballerina marrone. Volevo azzopparla.
- ho imparato che la miglior cosa che si possa fare per prepararsi ad un colloquio serio ed importante, al colloquio che aspettavi da mesi, è una giornata di sesso. Non c'è niente che si possa studiare, l'importante è solo arrivarci rilassati. Ed io sembravo al bar con un'amica. Peccato per il gambaletto.
- ho imparato che i collant di Tezenis hanno dei colori meravigliosi, ma il tempo di arrivare a destinazione e scendono fino al ginocchio. E tu pensi con odio alle autoreggenti lasciate a casa nel cassetto. Giuro che non vi tradirò mai più, lo giuro!
- ho imparato che un colloquio in inglese si può superare anche senza riassumere davvero l'articolo del Financial Times che ti danno da leggere e ripetere. Basta dimostrare di aver capito di che parla, poi farci una battuta sopra e buttarla in caciara. In inglese, ovviamente. Così poi il tipo che avrebbe dovuto essere cattivissimo ti dice che l'inglese lo sai e sei pure simpatica. Peccato che lui sia un cesso.
- ho imparato che un fidanzato che ti incoraggia a fare shopping va sempre ascoltato. Il mio mi ha costretta a comprare due vestiti con giacca "perfetti per i colloqui". E infatti poi hanno iniziato a chiamarmi per i colloqui. 
- ho imparato che non c'è modo per fare contenta mia madre, perciò ho smesso di fingere che mi interessi provarci.
- ho imparato a risponderle a telefonate alternate, tanto comunque chiama solo per lamentarsi. Lo faccio per lei, le fornisco materiale.
- ho imparato che così, invece, si lamenta meno. Devo essere proprio una pessima figlia.
- ho imparato che la cosa non m'interessa. O forse sì, ma ho imparato a disinteressarmene.
- ho imparato che sono fortemente contraria alle relazioni stabili e che il concetto di fidanzamento mi dà l'orticaria, ma Il Guaio è Il Guaio ed ogni giorno si guadagna il successivo.
- ho imparato che sono un po' più stronza di quanto non fossi prima. Per questo sto meglio.
- ho imparato che fuori dal pigiama ci sono un sacco di cose da imparare, bisogna solo trovare il coraggio di uscirne anche senza averne motivo.
- ho imparato che, se lo fai, poi il motivo arriva e ne porta con sè tanti altri.
- ho imparato che così le giornate passano.
- ho imparato anche un sacco di cazzate, però ho riso un po' di più.
- ho imparato...

Mi si è bucato lo scaldabagno. Cazzo!

giovedì 7 febbraio 2013

I colloqui

I colloqui ieri alla fine sono stati due, il mondo del lavoro pare aver preso coscienza della mia esistenza per circa 24 ore, arrivando addirittura quattro telefonate. Poi ha smesso.
Comunque ieri ho concorso con una sfilza di altre laureate alla meravigliosa gara per conquistare 20 ore settimanali da commessa di rinforzo per week end e festivi, con un invidiabilissimo contratto di 3 mesi. Come non desiderare un posto del genere? 
Ma, a parte la discutibile natura dell'offerta e l'esito penso negativo di entrambi i colloqui, l'esperienza mi è stata utile per appurare che la mia ansia da prestazione sotto esame, colpevole di aver rovinato la mia carriera universitaria facendomi prendere dei voti bassissimi per sindrome del pesce rosso durante le interrogazioni, bene, quest'ansia è sparita. Anzi, durante i colloqui tiro fuori un'impressionante faccia da culo. Sarà che non ho nulla da perdere. O sarà che la vecchia bionda del primo colloquio mi dava proprio sui nervi e, quando ha concluso con "prendo atto", le avrei tanto risposto "vedi di prendere pure qualcos'altro, sei acida". Fatto sta che davanti a chi mi esamina, io non mi agito più. Qualcosa all'università l'ho imparata davvero! 
La seconda esaminatrice, sempre bionda (perchè? perchè??), era più materna, gentile, sinceramente partecipe del dramma di noi laureate che andiamo a elemosinare le loro 20 ore settimanali. Mi ha fatto tanti complimenti per la mia dialettica e per il mio portamento che "10 anni di danza classica? si vedono tutti!", però comunque "per soli 3 mesi servono persone con esperienza" e un "hai letto il curriculum, cosa minchia mi hai chiamata a fare?" ci sarebbe stato tutto, ma poi avrei perso il complimento per la dialettica e sarei uscita con in mano solo quello per il portamento.
Ed oggi di nuovo qui, pigiama, copertina sulle gambe, mac e visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo.
Visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo.
Visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo. 
E così via, da colazione a ora di cena. 
Con simpatiche telefonate di mia madre fra un invio e l'altro. Giusto per ricordarmi che "tanto con ti chiama nessuno". Prima o poi smetterò di risponderle, al massimo mi taglierà i viveri. Ah, già, l'ha già fatto.

martedì 5 febbraio 2013

Una volta

Una volta casa mia era sempre in ordine e pulita. Rifacevo il letto ogni mattina prima di fare il caffè ed ogni fine settimana smontavo tutto e pulivo ogni angolo.
Il frigo era sempre pulito, ben fornito e privo di alimenti scaduti. Facevo diligentemente la spesa, con un occhio alle offerte e l'altro alla lista. Compravo frutta e verdura fresche tutti i giorni, avevo un simpaticissimo rapporto di fiducia con il fruttivendolo del mercato e con il fornaio da cui prendevo il pane, rigorosamente a lievitazione naturale. 
I panni lavati venivano stirati entro 24 ore, tipicamente la domenica sera, quando mi riorganizzavo per la settimana successiva, programmando orientativamente cosa avrei indossato giorno per giorno. 
E poi cucinavo! Quanto cucinavo! A colazione c'era sempre il dolce o i biscotti fatti in casa, anche a costo di andare a letto più tardi perchè l'unico tempo l'avevo di sera. 
Una volta ero una perfetta casalinga. Quando non lo ero per definizione e per esserlo dovevo ritagliare dal tempo dalla mia vera vita.
Oggi, che non studio più e che ancora non lavoro, casa mia è un disastro, la polvere si accumula, il frigo non supererebbe un'ispezione dei nas e non ricordo minimamente che forma abbia una foglia di spinacio. Sebbene io conservi ancora la magica dote di riconoscere un ananas maturo, Cesira, la mia casalinga interiore, è scomparsa. Di lei è rimasto un vago ricordo, troppo vago per cercare di imitarne le gesta. In media, faccio meno di un dolce al mese e l'insalata in busta è ormai il simbolo della mia filosofia di vita.
Questa è la mia indole disobbediente. Io non posso mai essere quella che sono costretta ad essere. Io devo sempre scegliere quello che voglio, non so piegarmi alle circostanze. Mi ci posso adattare, se proprio devo, ma sempre cercando il modo di sfuggirvi, sempre dimostrando a me stessa che c'è ancora spazio per ciò che realmente voglio. 
Me ne sono accorta ieri, dopo la chiamata per il colloquio. Intravista la possibilità di smettere di essere obbligata a stare a casa a pensare alla lista della spesa, io mi sono vestita e sono andata a fare la spesa. Non ho chiamato lui per dirgli cosa mancava, come faccio di solito, ci sono andata io. Ho potuto essere Cesira per mezzora perchè forse da domani non dovrò più esserlo a tempo pieno. E stamattina ho persino rifatto il letto, mentre saliva il caffè. Magari, se mi assumessero, tornerei ad avere uno stile di vita lievemente più equilibrato. Potrei persino ricominciare a comprare l'insalata fresca... 

lunedì 4 febbraio 2013

Incazzarsi

Incazzarsi funziona. Fa squillare il telefono. 
Stavolta non dovrebbe neanche essere una fregatura come quella della settimana scorsa. Non sarà neanche nulla di fantastico, ma se fa pagare l'affitto è ben accetto. 
Per non invertire il trend, io rimango sull'incazzoso, magari arriva qualche altra chiamata. 
Anche se così mi sto tremendamente antipatica. 

Patetica

L'obiettivo con cui sono riuscita ad alzarmi dal letto stamattina: andare a testare se il rapporto qualità-prezzo della merce offerta dal nuovo fruttivendolo di zona.
Patetica? Parecchio.
Poi dicono che sembro incazzata...

sabato 2 febbraio 2013

Difetto

C'è la crisi. E' un brutto momento. Non prenderla come una cosa personale. Non è colpa tua. Ci stai provando. Vedrai che cambia. Ci vuole pazienza. Non ce n'è per nessuno.
Però poi te lo chiedi lo stesso: cos'ho che non va?
E da lì il passo è breve e ti chiedi: cos'ho che va?
E cresce la sensazione di essere in difetto, di non essere abbastanza. 
Cresce la sensazione che in fondo sia colpa tua, che non sei poi granché.
Sdrammatizzi, ci ridi su, ci scherzi per non prenderti troppo sul serio.
Poi però di notte non ridi e non dormi. 
Poi però di notte ti senti solo un enorme difetto.
E ci sono giorni che di ridere proprio non ti va.

giovedì 31 gennaio 2013

Fidanzatinoccupati

Telefonata serale tra fidanzati inoccupati:
"Cosa facciamo domani?"
"Quello che facciamo tutti i giorni: tentiamo di conquistare il mondo".


Ci somigliamo pure.
So' problemi.

martedì 29 gennaio 2013

Squillò!

Il telefono ha squillato.
Per entrambi.
Speriamo sia una cosa seria.
E incrociamo le dita per giovedì mattina.
E cosa mi metto??

Domande esistenziali

Per quanto ancora andrà avanti così?
Quando cambierà qualcosa? 
Quando squillerà il telefono?
Ma sto pigiama quando l'ho messo?
E se non squilla? Che faccio se non squilla?
Non è che devo fare la lavatrice?
Ma sarà giusto che lui accetti quel lavoro di merda pur di fare qualcosa?
E se gli succede qualcosa?
E le lenzuola? Saranno da cambiare?
Cosa posso fare per aiutarlo?
Cosa posso fare per aiutarmi?
Che m'invento?
Ma quello poi l'avevo fatto?
La mozzarella in offerta poi l'ho presa?
Ma da qui alla fine quando mi sfrattano? Qual era l'ultima versione?
Faccio la torta al cioccolato? Con la farcitura all'arancia?
Come mi riempio la giornata oggi?
E se invece facessi la crostata al corbezzolo?
E se il telefono non squilla?

domenica 27 gennaio 2013

Appetiti domenicali

La pallanuoto è un bellissimo sport da vedere. 
La serie A1 maschile, soprattutto.
A guardarla ti senti come in una fornitissima macelleria, con tanti bei manzi in esposizione.
E niente, anche se hai la tua bistecca nel piatto, se non sei vegetariana la fame ti viene lo stesso.
Con rinnovato appetito, torno a mangiare la mia bistecca.
Buona domenica a tutti.

venerdì 25 gennaio 2013

Disoccupate

"Non possiamo neanche prostituirci, le analisi di mercato dicono che la vagina è passata di moda"
Discorsi seri fra disoccupate.
Qualcuno ci assuma.

lunedì 21 gennaio 2013

Riflessioni su una pantofola.

C'è una pantofola blu e grigia vicino al mio letto. L'altra dovrebbe essere dispersa sotto il letto o giù di lì, credo. Non è mia. Le mie sono rosa e 13 numeri più piccole. E poi è da uomo. Sta qui da qualche mese ormai, si è messa comoda perchè lui possa mettersi comodo, che male c'è? Anche se si è portata dietro, un pezzo alla volta, lo spazzolino, l'accappatoio, le mutande, i calzini e un altro paio di cose... che male c'è? E' venuto tutto così in scioltezza... Del resto lui trascorre qui molto tempo, dorme qui molte notti, fa qui molte docce, non può mica fare ogni volta i bagagli, no? Poi mica occupano tanto posto le sue cose, anche se qui il posto è poco, bene o male ci stanno. Certo, le pantofole stanno sempre in giro e le mutande proprio non ci stanno nell'ordinett dentro al cassetto, però... Le sue cose stanno, non riescono ad amalgamarsi con le mie, però stanno. Le sposto spesso, forse cercando il loro posto o forse cercando di impedire che ne abbiano uno. Non che mi diano fastidio o non le voglia in casa mia, ma vedendole non posso fare a meno di chiedermi quanto sia legittimo che loro stiano qui. E se poi ne arrivano altre? C'è posto? E' giusto?
La mia precedente relazione è fallita per assenza di condivisione, non voluta da me, che invece avevo messo in mostra sin troppo di me, perciò non vorrei ripetere gli stessi errori, nè da un lato nè dall'altro. Non voglio un uomo che non condivida e che rimanga sempre attaccato ai suoi formalismi del cazzo per cui girare per casa in pantofole è un atto disdicevole, ma non voglio nemmeno essere più quella che dà, che si apre, che accoglie più di quanto non venga ricambiato dall'altra parte.
Io a casa sua mi rifiuto di lasciare qualsiasi cosa, anche se capita che dorma lì ed anche se un paio di pantofole mi farebbero comodo. Mi appiglio alla scusa che lui vive con la famiglia, ma non so se mi comporterei diversamente se lui vivesse da solo. La sua famiglia mi adora e mi lascia spazio in abbondanza, ma io cerco di occuparne il minimo indispensabile, io devo essere di passaggio, io non mi posso accomodare. Non vorrei disturbare... A casa mia, però, non c'è nessuno da disturbare e allora stabilire come e quanto stare spetta solo a noi. Quanto spazio fargli occupare lo decidiamo solo noi. Non mi dispiace come lo stiamo amministrando, non mi dispiacciono le scelte che stiamo facendo, ma quando sono qui da sola e guardo quella pantofola non posso fare a meno di chiedermelo... e se domani in questa casa non entrassero più i piedi a cui appartiene? Come farei a riprendermi un'altra volta lo spazio che ho ceduto? E poi, quante cose è giusto che entrino in casa mia fintanto che è solo mia? E con che velocità? E quanto spesso è giusto che siano usate? 
Cara pantofola, tu non mi inquieti, non mi disturbi, non mi preoccupi. Però mi fai riflettere, mi fai interrogare, perchè tu e la tua compagnia dovete star qui sempre per scelta, mai per abitudine. Continuerò a non darti un posto, ad averti sempre davanti agli occhi, per pormi ogni giorno le stesse domande, per ricordarmi ogni giorno che ogni cosa è una mia scelta.

venerdì 18 gennaio 2013

Tempo libero e punti di vista

Oggi ho deciso di guardare le cose da un altro punto di vista, che non so se reggerà fino a domani, ma magari per oggi funziona. Quindi per oggi ho deciso di non vedermi come inoccupata, ma come persona con molto tempo libero da dedicare a sè stessa. Perchè poi quando uno ha da fare si lamenta sempre di non avere tempo per prendersi cura di sè, dunque pare logico che chi non ha una mazza da fare ne abbia invece molto, no? Vediamola così, come un qualcosa che mi permetterà di migliorarmi, anche se giuro che non inizierò con meditazioni, karma, vegeterianesimo e boiate del genere. 
Si diceva, tempo per me. In questo tempo, complice l'aiuto del Guaio che prende e sposta mobili indipendentemente dalla mia volontà, ho iniziato a rimettere a posto casa. L'idea di partenza era di renderla migliore, più confortevole, di tornare a sentirla casa. L'idea di arrivo è che non è possibile, ma almeno ci abbiamo provato. E tanto fra un po' me ne dovrò andare, comunque vadano le cose.
Riordinando riordinando, mi son venute in mano un sacco di cose che m'hanno messo tristezza e parecchie altre che mi hanno fatto incazzare. Mi son venute in mano le mie debolezze, i miei errori, le cose che ho dimenticato, le persone che ho perso per strada. Inizialmente l'ho presa male, tutto questo bagaglio di emozioni irrisolte mi pesava troppo, poi sono arrivata alla fondamentale conclusione che ciò che ho dimenticato, evidentemente, non era importante, mentre le persone perse, obiettivamente, non mi mancano affatto. Quanto ad errori e debolezze, succede ad essere umana e gli unici errori che rimpiango davvero sono quelli che non mi sono nemmeno divertita a compiere. 
Ho lasciato accumulare tanta roba nei cassetti perchè pensavo di non saperla affrontare e invece poi ho buttato nella spazzatura con la stessa disinvoltura sia gli scontrini della carta di credito che la fede d'argento indossata per 3 anni e mezzo. Anzi, per quella ho preso bene la mira a ci ho messo un certo slancio, a dire il vero. Peccato non poter fare lo stesso col portatore del nome inciso al suo interno... Perchè a me che sia ancora vivo dà proprio fastidio, perchè ne ho avuto pena e non ci ho messo la dovuta cattivera, nel mandarlo a fanculo.
Comunque, ora che è ripulita, casa non è proprio una vera casa, però sento meno l'esigenza di fuggirne, quindi qualcosa di buono per me stessa potrei effettivamente averlo fatto. Potrei proseguire stirando i panni che ho accumulato da prima di Natale, ma dopo potrei sentirmi troppo virtuosa ed immedesimarmi troppo nel mio ruolo di casalinga, dal quale invece devo assolutamente uscire. Credo che oggi resterò qui, a cercare qualche altra cosa da buttare, perchè distruggere mi diverte, soprattutto quando mi fa render conto di quante cose e persone non mi servano più. E poi si creano spazi vuoti e questi danno idee per poterli riempire e magari riesco davvero ad inventarmi qualcosa per potercela fare. Oppure no, ma sempre meglio che passare il tempo a farsi venire la gastrite.

martedì 15 gennaio 2013

Inoccupazione

22:33.
In pigiama.
Da ieri.
Devo trovare un lavoro.
Questa vita da casalinga non mi si addice.
Mi si spezzano le unghie.
E mi si girano le balle.
L'inoccupazione non fa per me.

mercoledì 9 gennaio 2013

Giramenti

Oggi mi girano.
Qualsiasi cosa possa girare, oggi mi gira. Compresa la testa, maledetta cervicale.
Perchè il tempo passa e le cose non girano.
Perchè mi sto ammalando di qualsiasi cosa giri al momento.
Perchè campo di pasta in bianco e succhi di frutta.
Perchè mi si è spezzata un'unghia e non taglierò le altre nove.
Perchè Il Guaio alle volte mi fa proprio incazzare.
Perchè gli riesce bene come tutto il resto.
Perchè questa casa fa schifo.
Perchè non ho la forza di metterla a posto.
Perchè ormai la detesto.
Perchè ormai li detesto.
Perchè domani dove starò?
Perchè sono ancora in accappatoio.
Perchè dovrei andare a fare qualcosa.
Perchè non so cosa.
Perchè non posso stare ferma.
Perchè oggi mi girano.
Punto.

venerdì 4 gennaio 2013

Un compleanno

Oggi é il compleanno di una me. Non di quella anagrafica, che vedrà ad ottobre il suo primo quarto di secolo, bensì della me adultera, che vide la luce per la prima volta esattamente un anno fa.
Una me di cui non dovrei andare fiera e a cui invece devo tanto. Una me che non credevo esistesse e che invece poi m'é pure piaciuta. Una me di cui credevo non avrei più potuto fare a meno e che invece ora riposa beata in nome di qualcosa che ancora profuma. Questa me io la ringrazio perché, trovando il coraggio di essere sbagliata e traditrice, ha fatto capire a tutte le altre me che la storia che le soffocava era già morta e tradita da tempo. E non importa se la morale comune vede questa me come una riprovevole vergogna, io sarò sempre grata alla me che mi ha svegliata, ricordandomi che c'é sempre un'altra scelta, che da tutto si può uscire, che la vita può cambiare.

mercoledì 2 gennaio 2013

Welcome 2013

Carissimo 2013,
sei arrivato da poco e forse dovrei darti qualche giorno per ambientarti, tipo fino all'Epifania che tutte le feste si porta via, ma il brindisi s'è fatto, le lenticchie si son mangiate, ora è il momento di spiegarti un po' di cose. Ti dico subito che il tuo predecessore è stato il mio anno migliore, quello in cui tante cose ho concluso e tante cose ho imparato. Come il rispetto e l'onestà verso me stessa, per dirne un paio. E' stato un anno pieno, ricco, vissuto. E' stato un anno di grandi difficoltà e di grandi delusioni, ma anche di soddisfazioni e sorprese. E' stato il mio anno, punto. 
Ora però ci sei tu, che non hai percorsi tracciati dagli anni precedenti, non hai progetti a metà da finire di realizzare, no. Ora ci sei tu, che sei carta bianca. Mi trovi così: 24 anni, una laurea, nessun lavoro. Ed anche un affitto da pagare e nessuna intenzione di tornare alla casa materna ed alla terra natia. Mi trovi come tanti, troppi in un'Italia che va avanti con la forza della disperazione, perchè non abbiamo speranze, non abbiamo prospettive, ma non possiamo mollare. 
Io te lo dico chiaramente: non ti permetterò di essere l'anno della sconfitta. E' un paradosso, ma a questo punto ci sono arrivata dopo anni di fatica e sacrifici e non ti permetterò di essere l'anno in cui tutto questo lo butto nel cesso. 
Io ti accolgo così, giovane ed incazzata, perchè in mano non ho niente, ma rischio di perdere tutto. Ti accolgo con una fottutissima paura che ad ondate mi sommerge, mi toglie il fiato, mi manda in tilt. Ti accolgo con la voglia di piangere e urlare che reprimo, perchè se iniziassi non smetterei. Ti accolgo trasformando tutto questo in rabbia e la rabbia in energia. E se proprio sarai l'anno in cui perderò tutto, non sarai di certo l'anno in cui mi resteranno dei rimpianti. Perchè la mia rabbia la userò tutta, fino all'ultima goccia, per fare il possibile, l'impossibile ed anche qualcosa in più.
Ti conviene stare dalla mia parte, caro 2013, e magari portarmi un po' di fortuna. Perchè, sappilo, con o senza fortuna, non ti permetterò di essere l'anno in cui piegherò la testa.