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giovedì 28 febbraio 2013

La ruota... gira!

Mi avevano detto di crederci, che la ruota prima o poi avrebbe girato. 
Ci ho creduto, poi ho smesso, poi ci ho ricreduto ancora un po', poi ho smesso di nuovo... 
E poi la ruota ha cominciato a girare. Prima un giro lento, poi più veloce e poi ancora di più. Sarebbe bastato un giro di media intensità, ma non c'era modo di rallentare, come se tutte le spinte date a vuoto per mesi si fossero in realtà accumulate e adesso venissero fuori, tutte insieme, travolgenti.
Così è arrivato un lavoro, un impiego di ripiego con cui pagare l'affitto. Ma non ho fatto in tempo ad iniziarlo, perchè oggi, a quattro giorni dalla firma del contratto, è arrivato il lavoro vero, quello che volevo, quello in cui speravo. Ed anche se dovrò lavorare con quella con il gambaletto marrone, ricomincio a respirare a pieni polmoni, ricomincio a programmare i mesi che verranno, ricomincio a credere nel futuro ora presente. E posso ricominciare anche a vivere, se dopo questo letargo forzato mi ricordo ancora come si fa...

mercoledì 27 febbraio 2013

De incazzatura

Ma io sono incazzata perché lui mi ha fatta incazzare o perché lui ha il potere di farlo? 
Ce l'ho con lui perché ha sbagliato o ce l'ho con me perché ho scoperto il fianco?
Sono molto, troppo, più incazzata del dovuto...

mercoledì 20 febbraio 2013

Lezioni di volo

Hai fretta? 
Ci tieni ad essere puntuale, ma proprio non riesci a camminare più veloce? 
Fai come me, le scale della metro non scenderle, sorvolale! 
Certo, se come me non sei Batman e nemmeno una leggiarda libellula, magari poi ti ci vogliono 10 minuti a rimetterti in piedi ed arrivi al tuo colloquio di lavoro in ritardo, zoppicante e con le calze macchiate di sangue, però le scale così in fretta non le avevi mai fatte. 
Occorre perfezionare giusto un po' la tecnica... soprattutto l'atterraggio...

lunedì 18 febbraio 2013

E il resto come va?

Una mail da un'amica, una domanda in conclusione. 
E il resto come va? 
Il resto: la vita oltre la ricerca del lavoro, la vita oltre l'assenza del lavoro.
Una domanda che mi rimbomba in testa da ieri sera, che mi ha colpita al punto da pensarci per mezza nottata.
Il resto come va? 
Il mio resto dove sta?

mercoledì 13 febbraio 2013

Le cose che ho imparato in questi giorni

Nell'ultima settimana ho avuto una parvenza di vita sociale, più distaccata dal mio pigiama e con maggiore consumo di eye-liner e rossetto. E frequentando il mondo là fuori, io imparo.
Tipo:
- ho imparato che per fare le selezioni del personale bisogna essere spettinate, vestite a cazzo caso e col trucco sbavato. Tre su quattro nei colloqui che ho fatto questa settimana erano così, l'ultima mi ha dato il colpo di grazia con gambaletto marrone dentro ballerina marrone. Volevo azzopparla.
- ho imparato che la miglior cosa che si possa fare per prepararsi ad un colloquio serio ed importante, al colloquio che aspettavi da mesi, è una giornata di sesso. Non c'è niente che si possa studiare, l'importante è solo arrivarci rilassati. Ed io sembravo al bar con un'amica. Peccato per il gambaletto.
- ho imparato che i collant di Tezenis hanno dei colori meravigliosi, ma il tempo di arrivare a destinazione e scendono fino al ginocchio. E tu pensi con odio alle autoreggenti lasciate a casa nel cassetto. Giuro che non vi tradirò mai più, lo giuro!
- ho imparato che un colloquio in inglese si può superare anche senza riassumere davvero l'articolo del Financial Times che ti danno da leggere e ripetere. Basta dimostrare di aver capito di che parla, poi farci una battuta sopra e buttarla in caciara. In inglese, ovviamente. Così poi il tipo che avrebbe dovuto essere cattivissimo ti dice che l'inglese lo sai e sei pure simpatica. Peccato che lui sia un cesso.
- ho imparato che un fidanzato che ti incoraggia a fare shopping va sempre ascoltato. Il mio mi ha costretta a comprare due vestiti con giacca "perfetti per i colloqui". E infatti poi hanno iniziato a chiamarmi per i colloqui. 
- ho imparato che non c'è modo per fare contenta mia madre, perciò ho smesso di fingere che mi interessi provarci.
- ho imparato a risponderle a telefonate alternate, tanto comunque chiama solo per lamentarsi. Lo faccio per lei, le fornisco materiale.
- ho imparato che così, invece, si lamenta meno. Devo essere proprio una pessima figlia.
- ho imparato che la cosa non m'interessa. O forse sì, ma ho imparato a disinteressarmene.
- ho imparato che sono fortemente contraria alle relazioni stabili e che il concetto di fidanzamento mi dà l'orticaria, ma Il Guaio è Il Guaio ed ogni giorno si guadagna il successivo.
- ho imparato che sono un po' più stronza di quanto non fossi prima. Per questo sto meglio.
- ho imparato che fuori dal pigiama ci sono un sacco di cose da imparare, bisogna solo trovare il coraggio di uscirne anche senza averne motivo.
- ho imparato che, se lo fai, poi il motivo arriva e ne porta con sè tanti altri.
- ho imparato che così le giornate passano.
- ho imparato anche un sacco di cazzate, però ho riso un po' di più.
- ho imparato...

Mi si è bucato lo scaldabagno. Cazzo!

giovedì 7 febbraio 2013

I colloqui

I colloqui ieri alla fine sono stati due, il mondo del lavoro pare aver preso coscienza della mia esistenza per circa 24 ore, arrivando addirittura quattro telefonate. Poi ha smesso.
Comunque ieri ho concorso con una sfilza di altre laureate alla meravigliosa gara per conquistare 20 ore settimanali da commessa di rinforzo per week end e festivi, con un invidiabilissimo contratto di 3 mesi. Come non desiderare un posto del genere? 
Ma, a parte la discutibile natura dell'offerta e l'esito penso negativo di entrambi i colloqui, l'esperienza mi è stata utile per appurare che la mia ansia da prestazione sotto esame, colpevole di aver rovinato la mia carriera universitaria facendomi prendere dei voti bassissimi per sindrome del pesce rosso durante le interrogazioni, bene, quest'ansia è sparita. Anzi, durante i colloqui tiro fuori un'impressionante faccia da culo. Sarà che non ho nulla da perdere. O sarà che la vecchia bionda del primo colloquio mi dava proprio sui nervi e, quando ha concluso con "prendo atto", le avrei tanto risposto "vedi di prendere pure qualcos'altro, sei acida". Fatto sta che davanti a chi mi esamina, io non mi agito più. Qualcosa all'università l'ho imparata davvero! 
La seconda esaminatrice, sempre bionda (perchè? perchè??), era più materna, gentile, sinceramente partecipe del dramma di noi laureate che andiamo a elemosinare le loro 20 ore settimanali. Mi ha fatto tanti complimenti per la mia dialettica e per il mio portamento che "10 anni di danza classica? si vedono tutti!", però comunque "per soli 3 mesi servono persone con esperienza" e un "hai letto il curriculum, cosa minchia mi hai chiamata a fare?" ci sarebbe stato tutto, ma poi avrei perso il complimento per la dialettica e sarei uscita con in mano solo quello per il portamento.
Ed oggi di nuovo qui, pigiama, copertina sulle gambe, mac e visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo.
Visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo.
Visualizza offerta -> allega cv -> allega lettera di presentazione -> invia candidatura -> candidatura inviata con successo. 
E così via, da colazione a ora di cena. 
Con simpatiche telefonate di mia madre fra un invio e l'altro. Giusto per ricordarmi che "tanto con ti chiama nessuno". Prima o poi smetterò di risponderle, al massimo mi taglierà i viveri. Ah, già, l'ha già fatto.

martedì 5 febbraio 2013

Una volta

Una volta casa mia era sempre in ordine e pulita. Rifacevo il letto ogni mattina prima di fare il caffè ed ogni fine settimana smontavo tutto e pulivo ogni angolo.
Il frigo era sempre pulito, ben fornito e privo di alimenti scaduti. Facevo diligentemente la spesa, con un occhio alle offerte e l'altro alla lista. Compravo frutta e verdura fresche tutti i giorni, avevo un simpaticissimo rapporto di fiducia con il fruttivendolo del mercato e con il fornaio da cui prendevo il pane, rigorosamente a lievitazione naturale. 
I panni lavati venivano stirati entro 24 ore, tipicamente la domenica sera, quando mi riorganizzavo per la settimana successiva, programmando orientativamente cosa avrei indossato giorno per giorno. 
E poi cucinavo! Quanto cucinavo! A colazione c'era sempre il dolce o i biscotti fatti in casa, anche a costo di andare a letto più tardi perchè l'unico tempo l'avevo di sera. 
Una volta ero una perfetta casalinga. Quando non lo ero per definizione e per esserlo dovevo ritagliare dal tempo dalla mia vera vita.
Oggi, che non studio più e che ancora non lavoro, casa mia è un disastro, la polvere si accumula, il frigo non supererebbe un'ispezione dei nas e non ricordo minimamente che forma abbia una foglia di spinacio. Sebbene io conservi ancora la magica dote di riconoscere un ananas maturo, Cesira, la mia casalinga interiore, è scomparsa. Di lei è rimasto un vago ricordo, troppo vago per cercare di imitarne le gesta. In media, faccio meno di un dolce al mese e l'insalata in busta è ormai il simbolo della mia filosofia di vita.
Questa è la mia indole disobbediente. Io non posso mai essere quella che sono costretta ad essere. Io devo sempre scegliere quello che voglio, non so piegarmi alle circostanze. Mi ci posso adattare, se proprio devo, ma sempre cercando il modo di sfuggirvi, sempre dimostrando a me stessa che c'è ancora spazio per ciò che realmente voglio. 
Me ne sono accorta ieri, dopo la chiamata per il colloquio. Intravista la possibilità di smettere di essere obbligata a stare a casa a pensare alla lista della spesa, io mi sono vestita e sono andata a fare la spesa. Non ho chiamato lui per dirgli cosa mancava, come faccio di solito, ci sono andata io. Ho potuto essere Cesira per mezzora perchè forse da domani non dovrò più esserlo a tempo pieno. E stamattina ho persino rifatto il letto, mentre saliva il caffè. Magari, se mi assumessero, tornerei ad avere uno stile di vita lievemente più equilibrato. Potrei persino ricominciare a comprare l'insalata fresca... 

lunedì 4 febbraio 2013

Incazzarsi

Incazzarsi funziona. Fa squillare il telefono. 
Stavolta non dovrebbe neanche essere una fregatura come quella della settimana scorsa. Non sarà neanche nulla di fantastico, ma se fa pagare l'affitto è ben accetto. 
Per non invertire il trend, io rimango sull'incazzoso, magari arriva qualche altra chiamata. 
Anche se così mi sto tremendamente antipatica. 

Patetica

L'obiettivo con cui sono riuscita ad alzarmi dal letto stamattina: andare a testare se il rapporto qualità-prezzo della merce offerta dal nuovo fruttivendolo di zona.
Patetica? Parecchio.
Poi dicono che sembro incazzata...

sabato 2 febbraio 2013

Difetto

C'è la crisi. E' un brutto momento. Non prenderla come una cosa personale. Non è colpa tua. Ci stai provando. Vedrai che cambia. Ci vuole pazienza. Non ce n'è per nessuno.
Però poi te lo chiedi lo stesso: cos'ho che non va?
E da lì il passo è breve e ti chiedi: cos'ho che va?
E cresce la sensazione di essere in difetto, di non essere abbastanza. 
Cresce la sensazione che in fondo sia colpa tua, che non sei poi granché.
Sdrammatizzi, ci ridi su, ci scherzi per non prenderti troppo sul serio.
Poi però di notte non ridi e non dormi. 
Poi però di notte ti senti solo un enorme difetto.
E ci sono giorni che di ridere proprio non ti va.