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domenica 5 agosto 2012

Casa...

Io sono là dove molti pagherebbero per essere.
Io sono là dove molti pagano per essere (ed io li ringrazio, perchè pagano me).
Io sono su un'isola con un mare meraviglioso, in una casa a 500 metri da una spiaggia di sabbia finissima.
Io sono nel posto sbagliato. Non ho scelto di venirci, non ho scelta, devo e basta. E le altre volte, in un modo o nell'altro, riuscivo a farmela passare. Ma stavolta no, non mi passa. Le giornate sono infinite ed io sono sempre più incazzata. Esco, vado al mare, passeggio per la città, vedo vecchie amiche, ma nulla di tutto ciò basta a togliermi il pensiero che io non ho scelto tutto questo e non me ne fotte assolutamente nulla del sole e del mare e della città. Macino chilometri, guardandomi intorno, cercando il mio posto, ma il mio posto qui non c'è. 
Io voglio solo la mia vita, quella che ho messo su con tanto impegno, di cui vado fiera e nella quale mi sento felice. 
Io voglio la mia casa, dove nessuno urla e dove se c'è un conflitto lo si risolve, non come qui, dove è stata richiesta la mia presenza per fare da spettatrice a liti nelle quali non posso intervenire, dove semplicemente mi devono far vedere come i problemi di sempre sono diventati ormai una guerra quotidiana.
Io non ci sto. Io mi sono tirata fuori 5 anni fa. Io adesso voglio tornare a casa mia, fine delle trasmissioni.

martedì 31 luglio 2012

Giungo sull'isola dei noiosi ieri, verrò raggiunta dal Guaio fra due settimane. E a tal proposito, mi ritrovo con le sottili insinuazioni della mia famiglia che finge di non sapere tutto l'antefatto della chiusura della mia precedente relazione e focalizza l'attenzione sullo ristretto intervallo di tempo intercorso tra quella e l'inizio della nuova.
In sostanza, i miei mi danno della zoccola.
Amen.
Poi scopro perchè i miei abbiano ancora così vivo il ricordo dell'ex: l'idiota si è permesso di telefonargli. Così, giusto per fare quattro chiacchiere.
E può solo ringraziare che io l'abbia scoperto oggi, a 500km di distanza. Ma anche se non posso procurargli del dolore fisico, medito la mia vendetta... Suggerimenti? Come ricordare ad un coglione che è fuori dalla mia vita per sua colpa e che non deve permettersi di rientrarci nemmeno con un'unghia?

lunedì 30 luglio 2012

Bagagli e UominiDaSposare

Valigia aperta.
Letto coperto di vestiti.
Selezione dell'indispensabile in corso.

Aidi: "...mmm... forse sto portando troppi vestiti..."

Risposta di un qualsiasi uomo normale: "decisamente sì, dimezza".

Risposta del Guaio, eletto UomoDaSposare: "se ci stanno, è giusto che tu li porti".

Se è un sogno, non svegliatemi!

giovedì 26 luglio 2012

Di Guai, SFiga e madri iettatrici

Questa settimana è l'ultima a Roma prima della partenza per l'isola dei noiosi, che molti pagherebbero per essere al mio posto ed io invece rimando il più possibile. Perchè la famiglia è una cosa sacra e meravigliosa, ma ci sono situazioni in cui, per la salute fisica e mentale di tutti, la lontananza è necessaria per apprezzarsi di più. O quantomeno per sopravviversi a vicenda. 
Comunque, ultima settimana: tocca divertirsi. E su questo punto, già mi sono espressa nel precedente post, in cui annunciavo come la sfiga avesse deciso di bussare alla mia porta riproponendomi la tonsillite di una decina di giorni prima. 
Io, francamente, pensavo mi bastasse così; in fondo mi ero riammalata e finita ad essere curata dalla famiglia del mio fidanzato dall'altro ieri, con quella che di questo passo un giorno chiamerò suocera che mi comprava le mutande e i pigiami per poter stare ad interim in convalescenza a casa sua. Ed io credo che nessuna donna vorrebbe far sapere la propria taglia di mutande alla futura suocera.
Mi bastava, no?
Ecco, no. Perchè solo pochi giorni prima avevo gongolato troppo per la ritrovata taglia 40 e la dovevo pagare. Perciò, quando ieri sono stata meglio ed ho convinto Il Guaio a riaccompagnarmi alla mia dimora rosa, lui ha stabilito di dover restare a prendersi cura di me. E siccome stavo meglio e non c'era più la family a fare da anticoncezionale naturale, le carte per il burraco le abbiamo lasciate lì dai suoi. Però noi siamo due tipi svegli e prudenti e lo sappiamo che sotto antibiotici non ci si può fidare dei contraccettivi ormonali, che sono sicuri al 99,8% e quello 0,2% di fallimento è dato proprio da quelli che non lo sanno e si fidano lo stesso. Ma noi siamo svegli e siamo due statistici, perciò aggiungiamo a tutto ciò il 90% di sicurezza del preservativo, acquistando ovviamente il miglior marchio in commercio e rigorosamente in farmacia, che al distributore subiscono gli sbalzi termici e non si sa mai.
E, giustamente, siccome siamo due statistici e sosteniamo che quelle di Murphy siano tutte cazzate, cosa può succederci? Ovviamente, poteva non rompersi il preservativo? E potevamo accorgercene in tempo? Così, giusto per ricordarci che Murphy era una faina e che la SFiga esiste, con la SF maiuscola. 
Ora che abbiamo capito la lezione, possiamo almeno sperare di essere in quel 98% di casi in cui la contraccezione d'emergenza funziona? Eddai, su, giuro che entro martedì approderò sull'isola! Perchè io lo so che queste son tutte quelle che mi sta tirando dietro mia madre...

martedì 24 luglio 2012

Non ho il fisico

Sabato scorso. 
Mare. 
Gaeta. 
Giornata spettacolare. 
"Ma fermiamoci a mangiare una pizza". 
"Ma facciamo una passeggiata prima di ripartire".
Rientro a Roma ore 2:15, 21 ore dopo il mio risveglio.
E mi ero dimenticata il cambio, perché io sono abituata ad andare al mare a 500 metri da casa.
E l'amico del Guaio doveva guidare col finestrino spalancato per non abbioccarsi.
E io mi son beccata la ricaduta della tonsillite. Altro giro di antibiotici e febbre e via dicendo. Con l'aggravante che stavolta Il Guaio non si è limitato a farmi da infermiere, no, stavolta tutta la sua famiglia mi ha presa in ostaggio. E s'è rotta la macchina, perciò non posso corromperlo a riportarmi a casa mia, devo restare qui finchè non avrò la forza di affrontare la traversata della capitale con i mezzi pubblici.
Nel frattempo: Il Guaio somministra le medicine, la mamma prepara minestrine, il padre gira per casa chiudendo tutte le finestre al mio passaggio e la sorella cerca di difendermi a suon di "ma lasciatela un po' in pace".

Questo è perchè avevo detto che questa settimana, l'ultima prima del rimpatrio forzato, me la sarei goduta e mi sarei divertita.
Ed io sono sempre stata una persona seria, non ho il fisico per il divertimento.

martedì 17 luglio 2012

Condividere

Dopo l'idillio, arrivano, immancabili, loro: i problemi.
Ognuno ha i suoi. 
Io ho i miei.
Lui ha i suoi.
E poi rendersi conto che ora lui ha anche i miei ed io ho anche i suoi.
Rendersi conto che ora anche lui ha i miei ed anche io ho i suoi.
Rendersi conto che, vista così, è una fregatura.
E non volersene tirare fuori.
"Nel bene e nel male"... si comincia così.

E guai a chi dice che sono una tenerona!

lunedì 16 luglio 2012

Non mi piaci

Lo dici ogni volta che mi vedi ed ogni volta ci metti una punta d'acido in più, anche un po' di cattiveria ed in fondo, lo sappiamo, uno smisurato risentimento.
Perchè ogni volta che mi vedi, non vedi più la tua bambina e non te la puoi nemmeno immaginare, come quando sono lontana. Eppure, quando sono lontana, non fai che chiedermi di tornare e rimproverarmi per aver scelto di andarmene. Sono passati 5 anni, eppure continui ancora a chiedermi, sempre più incazzata, perchè io l'abbia fatto, cosa trovi di tanto affascinante "in continente" e nel suo modo di vivere. Ed io mi incazzo, oh, quanto mi incazzo! Non tollero di dover continuamente difendere la mia scelta di vita e dover giustificare il mio essere felice, non sopporto di dover sempre dare una motivazione per motivare il mio restare a casa mia anzichè venire da te. E la rabbia alla lunga è avvilente e logorante, pesa sempre più sentire il sedimentarsi di questa tensione fra me e te, di questo nodo irrisolto, del tuo sentirti abbandonata da me, figlia ingrata e stronza. Ma questo è il prezzo da pagare per mantenere in piedi "la versione ufficiale", quella degli studi che mi hanno portata lontana, quella che ti fa tanto male, ma mai quanto te ne farebbe la verità.
Ed io, cara Mamma, non ti dirò mai la verità. Ai tuoi "se fossi rimasta a casa ora saresti già laureata" continuerò a non rispondere, perchè la verità è che se fossi rimasta a casa forse ora nemmeno ci sarei.
E tu non saprai mai quanto mi sei mancata nei corridoi di quell'ospedale e fuori dalle porte di quegli studi. Non saprai mai quanto avrei voluti averti lì e potermi abbandonare anch'io fra la tue braccia invece di dover restare sempre in piedi da sola, perchè nessuno mi avrebbe raccolta nè avrebbe fatto le cose al mio posto. 
Non saprai mai nulla perchè io ho scelto di tenerti fuori da tutto questo e di risparmiarti il dover mettere in discussione tutto ciò che avevi fatto per me, il modo in cui mi avevi amata per quei 18 anni di vita. Avresti potuto vedere i chili che sparivano dal mio corpo, le ossa che spuntavano, le forze che mi mancavano...ma non hai visto. Ed io non ho voluto farti vedere, perchè non meritavi tutto questo. Perchè mi hai amata, troppo ed a modo tuo, ma con tutta te stessa e di questo non era giusto farti una colpa. Perchè sei stata una brava mamma, solo con la figlia sbagliata.
Ora è passato, in un modo o nell'altro ce l'ho fatta. Sono viva ed ho una vita mia, piena, felice e della quale ho imparato ad essere regista e protagonista. E proprio questo ti sta facendo diventare matta. 
Non ti piacciono i miei capelli corti, con quel taglio troppo deciso; non ti piacciono il mio rossetto rosso e le mie unghie lunghe; non ti piacciono i miei tacchi alti nè il modo in cui ci cammino sopra. Non ti piace che io sia una persona separata da te, indipendente ed in grado di decidere per sè. Non ti piace il non poter essere più la mamma che eri quand'ero bambina e che, nonostante tutto, ha fatto di me quello che sono oggi. Non ti piace che io abbia tagliato quel cordone che mi avrebbe soffocata. Non ti piace che io non voglia ricucire quel cordone e mi tenga a distanza per preservare la mia vita.
Mi dispiace, ma allora avevo il dovere di salvarmi ed oggi ho il dovere di difendere ciò che ho costruito, che ti piaccia o no.