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giovedì 8 novembre 2012

Il primo giorno

Una giornata che inizia alle 6:00 con il mio lato camionista che, spengnendo le sveglie, esclama "porca puttana, fa un freddo boia!", che prosegue con 8 ore di lezione sulla compilazione delle buste paga con un'insegnante più noiosa dell'argomento di cui sta parlando e che finisce con due ore e mezza sugli autobus e il prezzo delle lenti a contatto aumentato del 17,45%, non può che produrre come risultato uno smisurato odio verso il mondo.
E questo era solo il primo giorno.

lunedì 5 novembre 2012

Questioni di culo.

E poi un lunedì mattina, mentre sei in Sardegna e cerchi di digerire i pranzi di famiglia del weekend ed il weekend di pranzi di famiglia, squilla il telefono.
E così, appena torni a Roma, c'è per te un posto riservato in un corso gratuito di contabilità e amministrazione del personale, materie delle quali non sai nulla e fino a ieri rosicavi per tutte le offerte di lavoro alle quali non potevi rispondere proprio per questo.
Più di 400 domande per 15 posti disponibili. E uno di quei posti è mio. Questo si chiama culo. Il famoso culo sardo. Alla faccia di quelli che volevano farmi perdere altri due mesi all'università. Fottetevi, prego.

lunedì 29 ottobre 2012

La vita dopo la laurea

M'avevano detto che dopo la laurea sarebbe stata tutta un'altra vita... e che vita!
Infatti sono 6 giorni che sto in pigiama a guardare il cumulo di cose lasciate in arretrato nella fase di preparazione alla laurea e che mi chiedo da che parte cominciare.
Sono 6 giorni che cerco di capire come minchia si usi il formato europeo per il curriculum e che mi chiedo dove lo devo mandare poi sto curriculum.
Sono 6 giorni che cerco di far capire a mia madre che non intendo tornare in Sardegna per più del tempo necessario ad arraffare i regali dei parenti e distribuire le mie bellissime bomboniere home made.
Sono 6 giorni che spero che le cose cambino in fretta, perchè io entro la fine dell'anno devo avere un lavoro ed una casa nuova.
Sono 6 giorni che penso che sta laurea sia sopravvalutata e che mi abbia tolto molto più di quello che mi ha dato.
Si accettano suggerimenti su come accelerare il cambiamento della situazione e non far passare molti altri giorni così. Perchè se questa è la vita dopo la laurea... uccidetemi, vi prego!

giovedì 25 ottobre 2012

Zero

0 punti.
Il mio impegno, la fatica, l'ansia, le rinunce... Tutto questo è valso 0 punti. 
0 punti per una tesi che è piaciuta a tutti quelli che l'hanno sentita, che mi è valsa un applauso che non finiva più. 
0 punti assegnati da una commissione che si stava facendo i cazzi suoi, chi con un libro in mano, chi con il cellulare. Qualcuno nemmeno s'era pettinato, pareva uscito dal letto in quel momento. 
0 punti dopo aver discusso la tesi seriamente davanti al mio relatore che mi rideva in faccia, indicandomi e facendo battutine all'unico commissario che cercava di ascoltare.
Ero lì con un buon lavoro, un bel vestito ed una buona presentazione. Avrei potuto essere lì con un libro di barzellette, la tuta e cantare la canzone dei puffi, tanto meno di 0 punti non si possono dare.
Il mio lavoro è stato giudicato carta straccia. Ed è stato giudicato senza nemmeno essere ascoltato. Avevo diritto a 10 minuti di attenzione, attenzione che a loro viene profumatamente pagata. Ma loro non ne avevano voglia, semplicemente. Dopo aver sentito "Gesù testimonial" poi, anche l'ultimo ha smesso di ascoltarmi. Il marketing religioso ha dato fastidio, soprattutto perchè perfettamente coerente, una teoria inattaccabile. Ma se davvero quella tesi valeva 0, se davvero questo marketing religioso non si poteva sentire, perchè nessuno mi ha interrotta? Perchè non mi è stata fatta nessuna domanda? Perchè nessuno era disposto a concentrarsi davvero sul ragionamento, il titolo non gli è piaciuto, il mio relatore mi prendeva per il culo visto che avevamo discusso pochi giorni prima e tanto è bastato. Nessuno si è davvero impegnato a giudicarmi, così come il tizio prima di me. Ci avevamo messo 20 giorni a scrivere le nostre tesi, non potevano essere dei buoni lavori, punto e basta. Valutare se davvero non lo fossero sarebbe stato troppo impegnativo. Il fatto di avere la responsabilità di firmare il nostro biglietto da visita non li ha minimamente sfiorati, loro non ne avevano voglia.
E così io mi porterò dietro a vita sul curriculum un voto del cazzo e questa laurea che doveva rappresentare un traguardo raggiunto, la sento solo come qualcosa che mi è passato sopra e per il quale non posso fare più niente. Nulla è stato come me l'aspettavo e non c'è un'altra occasione per riviverlo. 
Mi chiedo se ho subito un torto o se ho sbagliato io, ma in fondo entrambe le domande sono inutili, tanto ormai non posso farci più nulla. La soddisfazione non è arrivata e non arriverà più da questo. Bisogna guardare avanti e basta, ma la rabbia per quello che c'è indietro resta e ci metterò un po' a digerirla.
Adesso cercherò un lavoro, non continuerò gli studi. Lo pensavo già prima ed ora ne sono ancora più convinta, perchè ritengo che a me quella massa di idioti non abbiano nulla da insegnare e non intendo rimettermi ancora al loro giudizio. Io valgo ben più di questo voto di laurea che non mi rappresenta e ciò che io faccio, su cui mi impegno sempre con tutta me stessa, non vale mai 0 punti.

martedì 23 ottobre 2012

Tutto sotto controllo

Vado, mi laureo e torno.
Più o meno.
Forse.
O forse no.
Esisterà la bocciatura in seduta di laurea?
E se la inventano per me?
Credo di essere un po' agitata...

lunedì 22 ottobre 2012

Moriremo tutti!

Mancano 24 ore. Devo ancora ritirare la tesi e consegnarla al presidente del corso, cosa che ho scoperto di dover fare solo venerdì sera, dopo aver anche litigato con il relatore, che prima mi fa fare tutto da sola e poi si lamenta che ho fatto tutto da sola. "Cerchi almeno di fare una buona presentazione"... Cerca almeno di andartene... 
Alle 18 arriva l'allegra famigliola, compreso mio padre, che rompe il giuramento fatto 5 anni fa: "io non sono d'accordo che tu vada, quindi lì non ci verrò mai". 
Prima ci sono da sistemare tutte le ultime questioni organizzative e magari ripetere il discorso, che ancora non l'ho ripetuto una volta per intero.
E mentre scrivo, sono davanti alla sala delle lauree che aspetto che qualcuno apra la porta per elemosinare un cambio di slide dell'ultimo minuto, che dovevano essere consegnate improrogabilmente giovedì scorso, perciò io ho consegnato una schifezza.
L'ansia mi uccide, faccio le più disparate e disperate ipotesi su come andrà domani, compresa quella di una bocciatura in seduta di laurea, perciò mentre scrivo Il Guaio mi imbocca tocchetti di cioccolata, il secondo più potente rimedio per questi casi.
Purtroppo sembrano servire a poco sia il primo che il secondo rimedio, l'isteria mi porta via! Moriremo tutti!

venerdì 19 ottobre 2012

Habemus vestito

La scelta del vestito per la laurea è un momento importante, da affrontare in piena consapevolezza e su cui riflettere bene. Non tanto perchè dovrai impressionare la commissione con il tuo aspetto professionale e preparato, no. E nemmeno perchè dandoti un contegno, forse, inizierai a crederci pure tu che in fondo sei una persona professionale e preparata. No. La scelta del vestito ha un'implicazione morale. Sì, perchè ci sono persone a cui non fregherà assolutamente nulla della supercazzola che avrai costruito per riempire quelle 60 pagine necessarie ad essere lì vestita da tua madre, eppure ci saranno. E per giunta il microfono non funzionerà, quindi nemmeno la sentiranno la tua supercazzola; potranno solo vedere il powerpoint proiettato su un telo di 3 metri per 3 in una sala in piena luce, ovvero non vedranno un'emerita minchia.
Eppure loro saranno lì ad assistere e resteranno svegli mentre persino i commissari dormicchieranno, resteranno vigili a guardarsi intorno con il disagio di chi non sa cosa ci faccia lì ma sa di doverci essere.
Io lo so, perchè sono stata dall'altra parte, e allora ritengo di avere, in qualità di laureanda, un dovere morale verso tutti loro, di dover fare la mia parte nel diminuire quel disagio dandogli qualcosa su cui focalizzare l'attenzione. Per questo, era mio dovere scegliere un vestito che mi facesse un bel culo.
Ringraziatemi, amici e parenti miei e degli altri, io ho pensato a voi prima che a me.