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venerdì 4 gennaio 2013

Un compleanno

Oggi é il compleanno di una me. Non di quella anagrafica, che vedrà ad ottobre il suo primo quarto di secolo, bensì della me adultera, che vide la luce per la prima volta esattamente un anno fa.
Una me di cui non dovrei andare fiera e a cui invece devo tanto. Una me che non credevo esistesse e che invece poi m'é pure piaciuta. Una me di cui credevo non avrei più potuto fare a meno e che invece ora riposa beata in nome di qualcosa che ancora profuma. Questa me io la ringrazio perché, trovando il coraggio di essere sbagliata e traditrice, ha fatto capire a tutte le altre me che la storia che le soffocava era già morta e tradita da tempo. E non importa se la morale comune vede questa me come una riprovevole vergogna, io sarò sempre grata alla me che mi ha svegliata, ricordandomi che c'é sempre un'altra scelta, che da tutto si può uscire, che la vita può cambiare.

mercoledì 2 gennaio 2013

Welcome 2013

Carissimo 2013,
sei arrivato da poco e forse dovrei darti qualche giorno per ambientarti, tipo fino all'Epifania che tutte le feste si porta via, ma il brindisi s'è fatto, le lenticchie si son mangiate, ora è il momento di spiegarti un po' di cose. Ti dico subito che il tuo predecessore è stato il mio anno migliore, quello in cui tante cose ho concluso e tante cose ho imparato. Come il rispetto e l'onestà verso me stessa, per dirne un paio. E' stato un anno pieno, ricco, vissuto. E' stato un anno di grandi difficoltà e di grandi delusioni, ma anche di soddisfazioni e sorprese. E' stato il mio anno, punto. 
Ora però ci sei tu, che non hai percorsi tracciati dagli anni precedenti, non hai progetti a metà da finire di realizzare, no. Ora ci sei tu, che sei carta bianca. Mi trovi così: 24 anni, una laurea, nessun lavoro. Ed anche un affitto da pagare e nessuna intenzione di tornare alla casa materna ed alla terra natia. Mi trovi come tanti, troppi in un'Italia che va avanti con la forza della disperazione, perchè non abbiamo speranze, non abbiamo prospettive, ma non possiamo mollare. 
Io te lo dico chiaramente: non ti permetterò di essere l'anno della sconfitta. E' un paradosso, ma a questo punto ci sono arrivata dopo anni di fatica e sacrifici e non ti permetterò di essere l'anno in cui tutto questo lo butto nel cesso. 
Io ti accolgo così, giovane ed incazzata, perchè in mano non ho niente, ma rischio di perdere tutto. Ti accolgo con una fottutissima paura che ad ondate mi sommerge, mi toglie il fiato, mi manda in tilt. Ti accolgo con la voglia di piangere e urlare che reprimo, perchè se iniziassi non smetterei. Ti accolgo trasformando tutto questo in rabbia e la rabbia in energia. E se proprio sarai l'anno in cui perderò tutto, non sarai di certo l'anno in cui mi resteranno dei rimpianti. Perchè la mia rabbia la userò tutta, fino all'ultima goccia, per fare il possibile, l'impossibile ed anche qualcosa in più.
Ti conviene stare dalla mia parte, caro 2013, e magari portarmi un po' di fortuna. Perchè, sappilo, con o senza fortuna, non ti permetterò di essere l'anno in cui piegherò la testa.

venerdì 28 dicembre 2012

Riordinare

Una donna che cerca di chiarirsi le idee e di trovare un nuovo equilibrio parte sempre dallo stesso punto: il parrucchiere. E sperimenta. 
La sottoscritta oggi ha deciso di sperimentare quanto ancora si possa accorciare la sua capigliatura prima di raderla a zero. O prima di sembrare uno scopino da cesso. Il grado di oggi è più corto del precedente, ma lo scopino è ancora lontano.
E poi, visto che in questo periodo Aidi non è nè carne nè pesce, ci voleva un colore che fosse altrettanto: al confine tra rosso e viola, che io ho detto "facciamo questo viola" e la parrucchiera ha detto "d'accordo, vada per questo rosso".
Se gli uomini imparassero a decifrare cosa una donna fa dal parrucchiere, metà dei loro problemi con l'universo femminile sarebbero risolti. L'altra metà si decifra dal colore del rossetto e da quello dello smalto, ma continuiamo ancora a fargli credere di essere complicate e incomprensibili, se no poi che gusto c'è?

giovedì 27 dicembre 2012

Disordine

C'è disordine in questa stanza, non si capisce più nulla. E' che le mie cose qui non hanno un posto, questa non è casa mia. 
C'è disordine anche a casa mia, ora che non la sento più mia.
C'è disordine per strada ed al supermercato. C'è disordine al parco, dove vado a passeggiare. C'è disordine in spiaggia, dove mi vado a ricercare.
C'è che il disordine lo creo io col mio non avere più un posto. Io che non sono più ciò che ero prima, io che non so cosa sarò dopo. Io che non so quando sarà dopo e che mi chiedo cosa sono nel frattempo. E' uno dei tanti momenti di transizione tipici del mio essere variabile aleatoria, ma ciò che cambia stavolta non sono solo io, ciò che cambia è tutto ciò che mi circonda ed appartiene, senza esclusione. E' il momento che aspettavo, ma c'è più disordine di quanto immaginassi. So che prima o poi diventerà creativo e darà il via a qualcosa che sarà soddisfazione, ma adesso... adesso che cos'è? Adesso sono cose fuori posto, pensieri fuori posto, paure fuori posto. Adesso sono posti che ancora non ci sono. Adesso sono io che ancora non ci sono e che, in cerca del mio posto, sbatto e inciampo qua e là. Adesso è la sensazione di esser sempre quella sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Adesso è il non volermi arrendere all'ansia che sale e che scompiglia ancor di più. Adesso è non voler rifare vecchi errori eppure ricaderci, ché due dita in gola non rimettono ordine, ma stordiscono la paura, prima di farne ancora di più.
Adesso lo immaginavo diverso. Adesso mi immaginavo diversa. Nulla è mai come te lo aspetti. Forse il disordine è un passaggio necessario per trovare un nuovo ordine. O forse sono tutte stronzate ed io un ordine non ce l'ho. O forse sono solo forse, disordine e basta.

Attesa

Ospedale. Sala d'attesa di oculistica. Oggi terzo controllo e speriamo non ci sia il quarto, che io domenica devo partire. In teoria non avrebbe dovuto esserci neanche il terzo, ma...  Temo per la mia incolumità. La sala é piena, Loro sono ovunque. Loro, con quella tosse che é un'arma batteriologica ad ampio raggio d'azione. Loro, con quei bastoni minacciosi. Loro, che stamattina non avevano un cazzo da fare e si sono piazzati qui dalle 7 anche se le visite iniziano alle 9. Loro, che se ne fregano se si va per appuntamento, occupano il reparto all'alba e non torneranno a casa finché le loro cataratte saranno ancora intatte. Per Loro io, con il mio misero appuntamento, io sono un ostacolo, da eliminare. Morirò per un lancio di dentiera? Chissà... Mi rintano nel mio angolino, confido nelle loro cataratte, magari non mi vedono...

martedì 25 dicembre 2012

Cose da chiarire

Entro il prossimo natale glielo spiego, lo giuro. Lo deve capire, non si può andare avanti così. Ogni anno la stessa storia. Ma non capisce che non serve? Non capisce che ottiene l'effetto opposto? Basta, bisogna dirglielo:
"Mamma, la flanella non è un contraccettivo". Magari la smette di regalare a me e sorella discutibilissimi pigiami anti-uomo. Quello di quest'anno ha tanto di orsetto peloso sul davanti e per stare sicura ne ha procurato anche una versione maschile allo sventurato fidanzato di sorella (il mio è fuori taglia, per fortuna!). E' ora di fermarla. 

venerdì 21 dicembre 2012

21/12/2012.
15:22.
Il mondo non è finito.
Io sono finita in ospedale con un'infezione della cornea. Avrò di che divertirmi per tutte le "feste".
Un vaffanculo pare d'obbligo.