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venerdì 25 gennaio 2013

Disoccupate

"Non possiamo neanche prostituirci, le analisi di mercato dicono che la vagina è passata di moda"
Discorsi seri fra disoccupate.
Qualcuno ci assuma.

lunedì 21 gennaio 2013

Riflessioni su una pantofola.

C'è una pantofola blu e grigia vicino al mio letto. L'altra dovrebbe essere dispersa sotto il letto o giù di lì, credo. Non è mia. Le mie sono rosa e 13 numeri più piccole. E poi è da uomo. Sta qui da qualche mese ormai, si è messa comoda perchè lui possa mettersi comodo, che male c'è? Anche se si è portata dietro, un pezzo alla volta, lo spazzolino, l'accappatoio, le mutande, i calzini e un altro paio di cose... che male c'è? E' venuto tutto così in scioltezza... Del resto lui trascorre qui molto tempo, dorme qui molte notti, fa qui molte docce, non può mica fare ogni volta i bagagli, no? Poi mica occupano tanto posto le sue cose, anche se qui il posto è poco, bene o male ci stanno. Certo, le pantofole stanno sempre in giro e le mutande proprio non ci stanno nell'ordinett dentro al cassetto, però... Le sue cose stanno, non riescono ad amalgamarsi con le mie, però stanno. Le sposto spesso, forse cercando il loro posto o forse cercando di impedire che ne abbiano uno. Non che mi diano fastidio o non le voglia in casa mia, ma vedendole non posso fare a meno di chiedermi quanto sia legittimo che loro stiano qui. E se poi ne arrivano altre? C'è posto? E' giusto?
La mia precedente relazione è fallita per assenza di condivisione, non voluta da me, che invece avevo messo in mostra sin troppo di me, perciò non vorrei ripetere gli stessi errori, nè da un lato nè dall'altro. Non voglio un uomo che non condivida e che rimanga sempre attaccato ai suoi formalismi del cazzo per cui girare per casa in pantofole è un atto disdicevole, ma non voglio nemmeno essere più quella che dà, che si apre, che accoglie più di quanto non venga ricambiato dall'altra parte.
Io a casa sua mi rifiuto di lasciare qualsiasi cosa, anche se capita che dorma lì ed anche se un paio di pantofole mi farebbero comodo. Mi appiglio alla scusa che lui vive con la famiglia, ma non so se mi comporterei diversamente se lui vivesse da solo. La sua famiglia mi adora e mi lascia spazio in abbondanza, ma io cerco di occuparne il minimo indispensabile, io devo essere di passaggio, io non mi posso accomodare. Non vorrei disturbare... A casa mia, però, non c'è nessuno da disturbare e allora stabilire come e quanto stare spetta solo a noi. Quanto spazio fargli occupare lo decidiamo solo noi. Non mi dispiace come lo stiamo amministrando, non mi dispiacciono le scelte che stiamo facendo, ma quando sono qui da sola e guardo quella pantofola non posso fare a meno di chiedermelo... e se domani in questa casa non entrassero più i piedi a cui appartiene? Come farei a riprendermi un'altra volta lo spazio che ho ceduto? E poi, quante cose è giusto che entrino in casa mia fintanto che è solo mia? E con che velocità? E quanto spesso è giusto che siano usate? 
Cara pantofola, tu non mi inquieti, non mi disturbi, non mi preoccupi. Però mi fai riflettere, mi fai interrogare, perchè tu e la tua compagnia dovete star qui sempre per scelta, mai per abitudine. Continuerò a non darti un posto, ad averti sempre davanti agli occhi, per pormi ogni giorno le stesse domande, per ricordarmi ogni giorno che ogni cosa è una mia scelta.

venerdì 18 gennaio 2013

Tempo libero e punti di vista

Oggi ho deciso di guardare le cose da un altro punto di vista, che non so se reggerà fino a domani, ma magari per oggi funziona. Quindi per oggi ho deciso di non vedermi come inoccupata, ma come persona con molto tempo libero da dedicare a sè stessa. Perchè poi quando uno ha da fare si lamenta sempre di non avere tempo per prendersi cura di sè, dunque pare logico che chi non ha una mazza da fare ne abbia invece molto, no? Vediamola così, come un qualcosa che mi permetterà di migliorarmi, anche se giuro che non inizierò con meditazioni, karma, vegeterianesimo e boiate del genere. 
Si diceva, tempo per me. In questo tempo, complice l'aiuto del Guaio che prende e sposta mobili indipendentemente dalla mia volontà, ho iniziato a rimettere a posto casa. L'idea di partenza era di renderla migliore, più confortevole, di tornare a sentirla casa. L'idea di arrivo è che non è possibile, ma almeno ci abbiamo provato. E tanto fra un po' me ne dovrò andare, comunque vadano le cose.
Riordinando riordinando, mi son venute in mano un sacco di cose che m'hanno messo tristezza e parecchie altre che mi hanno fatto incazzare. Mi son venute in mano le mie debolezze, i miei errori, le cose che ho dimenticato, le persone che ho perso per strada. Inizialmente l'ho presa male, tutto questo bagaglio di emozioni irrisolte mi pesava troppo, poi sono arrivata alla fondamentale conclusione che ciò che ho dimenticato, evidentemente, non era importante, mentre le persone perse, obiettivamente, non mi mancano affatto. Quanto ad errori e debolezze, succede ad essere umana e gli unici errori che rimpiango davvero sono quelli che non mi sono nemmeno divertita a compiere. 
Ho lasciato accumulare tanta roba nei cassetti perchè pensavo di non saperla affrontare e invece poi ho buttato nella spazzatura con la stessa disinvoltura sia gli scontrini della carta di credito che la fede d'argento indossata per 3 anni e mezzo. Anzi, per quella ho preso bene la mira a ci ho messo un certo slancio, a dire il vero. Peccato non poter fare lo stesso col portatore del nome inciso al suo interno... Perchè a me che sia ancora vivo dà proprio fastidio, perchè ne ho avuto pena e non ci ho messo la dovuta cattivera, nel mandarlo a fanculo.
Comunque, ora che è ripulita, casa non è proprio una vera casa, però sento meno l'esigenza di fuggirne, quindi qualcosa di buono per me stessa potrei effettivamente averlo fatto. Potrei proseguire stirando i panni che ho accumulato da prima di Natale, ma dopo potrei sentirmi troppo virtuosa ed immedesimarmi troppo nel mio ruolo di casalinga, dal quale invece devo assolutamente uscire. Credo che oggi resterò qui, a cercare qualche altra cosa da buttare, perchè distruggere mi diverte, soprattutto quando mi fa render conto di quante cose e persone non mi servano più. E poi si creano spazi vuoti e questi danno idee per poterli riempire e magari riesco davvero ad inventarmi qualcosa per potercela fare. Oppure no, ma sempre meglio che passare il tempo a farsi venire la gastrite.

martedì 15 gennaio 2013

Inoccupazione

22:33.
In pigiama.
Da ieri.
Devo trovare un lavoro.
Questa vita da casalinga non mi si addice.
Mi si spezzano le unghie.
E mi si girano le balle.
L'inoccupazione non fa per me.

mercoledì 9 gennaio 2013

Giramenti

Oggi mi girano.
Qualsiasi cosa possa girare, oggi mi gira. Compresa la testa, maledetta cervicale.
Perchè il tempo passa e le cose non girano.
Perchè mi sto ammalando di qualsiasi cosa giri al momento.
Perchè campo di pasta in bianco e succhi di frutta.
Perchè mi si è spezzata un'unghia e non taglierò le altre nove.
Perchè Il Guaio alle volte mi fa proprio incazzare.
Perchè gli riesce bene come tutto il resto.
Perchè questa casa fa schifo.
Perchè non ho la forza di metterla a posto.
Perchè ormai la detesto.
Perchè ormai li detesto.
Perchè domani dove starò?
Perchè sono ancora in accappatoio.
Perchè dovrei andare a fare qualcosa.
Perchè non so cosa.
Perchè non posso stare ferma.
Perchè oggi mi girano.
Punto.

venerdì 4 gennaio 2013

Un compleanno

Oggi é il compleanno di una me. Non di quella anagrafica, che vedrà ad ottobre il suo primo quarto di secolo, bensì della me adultera, che vide la luce per la prima volta esattamente un anno fa.
Una me di cui non dovrei andare fiera e a cui invece devo tanto. Una me che non credevo esistesse e che invece poi m'é pure piaciuta. Una me di cui credevo non avrei più potuto fare a meno e che invece ora riposa beata in nome di qualcosa che ancora profuma. Questa me io la ringrazio perché, trovando il coraggio di essere sbagliata e traditrice, ha fatto capire a tutte le altre me che la storia che le soffocava era già morta e tradita da tempo. E non importa se la morale comune vede questa me come una riprovevole vergogna, io sarò sempre grata alla me che mi ha svegliata, ricordandomi che c'é sempre un'altra scelta, che da tutto si può uscire, che la vita può cambiare.

mercoledì 2 gennaio 2013

Welcome 2013

Carissimo 2013,
sei arrivato da poco e forse dovrei darti qualche giorno per ambientarti, tipo fino all'Epifania che tutte le feste si porta via, ma il brindisi s'è fatto, le lenticchie si son mangiate, ora è il momento di spiegarti un po' di cose. Ti dico subito che il tuo predecessore è stato il mio anno migliore, quello in cui tante cose ho concluso e tante cose ho imparato. Come il rispetto e l'onestà verso me stessa, per dirne un paio. E' stato un anno pieno, ricco, vissuto. E' stato un anno di grandi difficoltà e di grandi delusioni, ma anche di soddisfazioni e sorprese. E' stato il mio anno, punto. 
Ora però ci sei tu, che non hai percorsi tracciati dagli anni precedenti, non hai progetti a metà da finire di realizzare, no. Ora ci sei tu, che sei carta bianca. Mi trovi così: 24 anni, una laurea, nessun lavoro. Ed anche un affitto da pagare e nessuna intenzione di tornare alla casa materna ed alla terra natia. Mi trovi come tanti, troppi in un'Italia che va avanti con la forza della disperazione, perchè non abbiamo speranze, non abbiamo prospettive, ma non possiamo mollare. 
Io te lo dico chiaramente: non ti permetterò di essere l'anno della sconfitta. E' un paradosso, ma a questo punto ci sono arrivata dopo anni di fatica e sacrifici e non ti permetterò di essere l'anno in cui tutto questo lo butto nel cesso. 
Io ti accolgo così, giovane ed incazzata, perchè in mano non ho niente, ma rischio di perdere tutto. Ti accolgo con una fottutissima paura che ad ondate mi sommerge, mi toglie il fiato, mi manda in tilt. Ti accolgo con la voglia di piangere e urlare che reprimo, perchè se iniziassi non smetterei. Ti accolgo trasformando tutto questo in rabbia e la rabbia in energia. E se proprio sarai l'anno in cui perderò tutto, non sarai di certo l'anno in cui mi resteranno dei rimpianti. Perchè la mia rabbia la userò tutta, fino all'ultima goccia, per fare il possibile, l'impossibile ed anche qualcosa in più.
Ti conviene stare dalla mia parte, caro 2013, e magari portarmi un po' di fortuna. Perchè, sappilo, con o senza fortuna, non ti permetterò di essere l'anno in cui piegherò la testa.