C'è una pantofola blu e grigia vicino al mio letto. L'altra dovrebbe essere dispersa sotto il letto o giù di lì, credo. Non è mia. Le mie sono rosa e 13 numeri più piccole. E poi è da uomo. Sta qui da qualche mese ormai, si è messa comoda perchè lui possa mettersi comodo, che male c'è? Anche se si è portata dietro, un pezzo alla volta, lo spazzolino, l'accappatoio, le mutande, i calzini e un altro paio di cose... che male c'è? E' venuto tutto così in scioltezza... Del resto lui trascorre qui molto tempo, dorme qui molte notti, fa qui molte docce, non può mica fare ogni volta i bagagli, no? Poi mica occupano tanto posto le sue cose, anche se qui il posto è poco, bene o male ci stanno. Certo, le pantofole stanno sempre in giro e le mutande proprio non ci stanno nell'ordinett dentro al cassetto, però... Le sue cose stanno, non riescono ad amalgamarsi con le mie, però stanno. Le sposto spesso, forse cercando il loro posto o forse cercando di impedire che ne abbiano uno. Non che mi diano fastidio o non le voglia in casa mia, ma vedendole non posso fare a meno di chiedermi quanto sia legittimo che loro stiano qui. E se poi ne arrivano altre? C'è posto? E' giusto?
La mia precedente relazione è fallita per assenza di condivisione, non voluta da me, che invece avevo messo in mostra sin troppo di me, perciò non vorrei ripetere gli stessi errori, nè da un lato nè dall'altro. Non voglio un uomo che non condivida e che rimanga sempre attaccato ai suoi formalismi del cazzo per cui girare per casa in pantofole è un atto disdicevole, ma non voglio nemmeno essere più quella che dà, che si apre, che accoglie più di quanto non venga ricambiato dall'altra parte.
Io a casa sua mi rifiuto di lasciare qualsiasi cosa, anche se capita che dorma lì ed anche se un paio di pantofole mi farebbero comodo. Mi appiglio alla scusa che lui vive con la famiglia, ma non so se mi comporterei diversamente se lui vivesse da solo. La sua famiglia mi adora e mi lascia spazio in abbondanza, ma io cerco di occuparne il minimo indispensabile, io devo essere di passaggio, io non mi posso accomodare. Non vorrei disturbare... A casa mia, però, non c'è nessuno da disturbare e allora stabilire come e quanto stare spetta solo a noi. Quanto spazio fargli occupare lo decidiamo solo noi. Non mi dispiace come lo stiamo amministrando, non mi dispiacciono le scelte che stiamo facendo, ma quando sono qui da sola e guardo quella pantofola non posso fare a meno di chiedermelo... e se domani in questa casa non entrassero più i piedi a cui appartiene? Come farei a riprendermi un'altra volta lo spazio che ho ceduto? E poi, quante cose è giusto che entrino in casa mia fintanto che è solo mia? E con che velocità? E quanto spesso è giusto che siano usate?
Cara pantofola, tu non mi inquieti, non mi disturbi, non mi preoccupi. Però mi fai riflettere, mi fai interrogare, perchè tu e la tua compagnia dovete star qui sempre per scelta, mai per abitudine. Continuerò a non darti un posto, ad averti sempre davanti agli occhi, per pormi ogni giorno le stesse domande, per ricordarmi ogni giorno che ogni cosa è una mia scelta.