Domenica.
Le 10:15.
Volo AP5505.
Posto A23, finestrino.
Una salopette di jeans aderente ed una polo rosa a manica lunga. I capelli tagliati e colorati il giorno prima. Gli occhiali da sole ed il trucco ben fatto.
Nella stiva un bagaglio pesante il doppio del consentito, con dentro una vita tutta da buttare e ricostruire. Sarebbe bastato un bagaglio a mano per portare ciò che davvero sarebbe servito, ma non è mai facile distinguere le cose davvero importanti da quelle che invece sono solo d'impiccio.
18 anni ancora per un mese e mezzo. 39,8 kg di carne, pelle e ossa.
Un sogno. Il sogno che era stato salvezza, il sogno a cui aggrapparsi per non morire, il sogno di avere un'occasione di farcela, il sogno di poterne uscire, il sogno di poter diventare grande.
All'atterraggio Roma è bella, calda e assolata. Accogliente con le sue strade grandi e sgombere dal traffico del resto della settimana, un traffico ancora sconosciuto per lei che viene da una cittadina che credeva grande e che di Roma non fa neanche un quartiere.
Ad attenderla, il marito di un'amica, un pranzo da loro e poi il collegio, la minuscola stanza singola senza bagno che le suore avevano preparato. La stanza di 2 metri per 4 che aveva scelto perchè piena di sole. La stanza con dentro solo un letto, una scrivania, un armadio a ponte e una mobiletto. E un lavandino che sarebbe stato sempre intasato. Quella sarebbe stata la sua casa per due anni.
E lei non lo sapeva cosa sarebbe successo in quegli anni. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma quella era la sua unica possibilità e la sola cosa che sapeva davvero era che non sarebbe tornata indietro. Mai.
Credeva che il suo sogno le sarebbe bastato per trovare pace, credeva di aver lasciato indietro ciò che l'aveva consumata, credeva adesso di poterlo dominare. Come solo a 18 anni, alle prese con un sogno si può credere.
Lei non sapeva che iniziare le terapie avrebbe significato sprofondarci dentro ancora di più. Non sapeva che avrebbe dovuto scavare in sè stessa fino ad averne paura. Non sapeva che si sarebbe distrutta ancora e ancora. Non sapeva che sarebbe stata meglio e poi sarebbe arrivata la ricaduta, sempre peggiore. E poi sarebbe stata di nuovo meglio e poi ricaduta di nuovo. Ed ogni volta avrebbe perso una parte della sua capacità di sognare, fino a trovarsi a non saperlo più fare.
Lei non sapeva che il suo cuore si sarebbe congelato al punto da sentirne il dolore fisico. Al punto da credere di non poter più provare nient'altro che quel dolore. Al punto da non sapere cos'altro fare per non arrendersi, perchè sapeva solo di non potersi arrendere.
Lei non si è arresa e con fatica ha scongelato quel cuore. Piano piano, senza sapere bene come, un pezzo alla volta l'ha rimesso in sesto e con quel cuore ha via via imparato a vivere, sbagliando tante volte, amando troppo le persone sbagliate e troppo poco sè stessa.
Ma sbagliando s'impara. E lei ha imparato. Ha imparato ad amarsi, anche se ancora spesso se ne dimentica.
Ha imparato ad amare, cercando la giusta misura.
Ha imparato a distinguere ciò che realmente le serve e a mettere da parte il resto.
Ha imparato a sognare di nuovo e a sognare cose che potrà davvero realizzare. Ed ha imparato anche a realizzarle davvero.
Ha imparato che la perfezione non le appartiene e che non deve vergognarsene fintanto che farà del proprio meglio.
Ha imparato che la vita può stupirti, nel bene e nel male. Ed ha imparato che l'unica cosa che si possa fare è essere sempre disposti a lasciarsi stupire.
Ha imparato che non tutti i problemi possono essere risolti e che bisogna saper convivere con ciò che lasciano di indelebile.
Ha imparato tante cose che non immaginava di poter imparare, perchè il 30 settembre 2007 lei sapeva solo ciò che aveva lasciato, ma non immaginava nulla di ciò che avrebbe trovato.
5 anni dopo, il 30 settembre 2012 è di nuovo domenica. Alle 10:15 circa apre gli occhi, da un bacio al suo uomo e prepara il caffè. Sarà una domenica tranquilla, tra un giro da decathlon e una partita a carte chiusi in casa mentre fuori piove.
5 anni dopo, lei è talmente serena da non ricordare che giorno sia. Perchè, a ripensarci, il passato pesa come un macigno ed un pezzo di cuore rimarrà per sempre congelato, dolente come punto da spilli. A ripensarci, l'anoressia è un'ombra che la inseguirà sempre, anche ora che ad occhio non se ne vedono più le tracce. A ripensarci, ha ancora molto da imparare. Ma 5 anni dopo, di ripensarci non ce n'è bisogno. Perchè 5 anni dopo, lei è felice. E' tutto diverso da come l'aveva sognato e forse proprio per questo lei è felice, molto di più di quanto avesse sognato.