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mercoledì 10 ottobre 2012

Sono arrivati i rinforzi

Il Guaio ha realizzato l'irrealizzabilità della sua tesi in tempo così breve, soprattutto dato che il suo relatore l'ha abbandonato ed è partito per località ignota a tempo indeterminato.
Così ora Il Guaio ha un'altra missione: aiutare me.
Perciò stamattina al suono della sveglia, io ho potuto dormire 10 minuti in più mentre lui preparava la colazione, compreso lo spalmamento della marmellata sulle fette biscottate. Non ho dovuto girare lo zucchero nel latte, occuparmi di rimettere a posto la cucina, non dovrò preparare il pranzo nè la cena e probabilmente non dovrò nemmeno stirare le tre lavatrici accumulate. Io devo fare solo una cosa: pensare alla tesi.
Lui, nel frattempo, inizia a costruire il powerpoint per la mia presentazione, cercando pure uno sfondo che soddisfi il mio sofisticatissimo gusto in materia e non offendendosi quando gli dico che quello che mi ha appena proposto come fighissimo a mio avviso fa proprio cagare.
I giorni scorsi pensavo che avrei avuto bisogno di una mamma, non necessariamente la mia (per carità, lasciamola dov'è!), una mamma a caso che si occupasse di tutto quello che non è la mia tesi e mi liberasse dall'incombenza di dovermi occupare di me stessa e della casa, che facesse sì che il frigo fosse pieno anche senza che io andassi a far la spesa, che il pranzo fosse pronto senza che io dovessi cucinarlo e via dicendo con la lista delle incombenze necessarie alla sopravvivenza e delle quali io non ho minimamente il tempo nè la voglia di occuparmi. Bè, credo di essere stata più che accontentata, visto che Il Guaio, nelle pause, provvede anche ad altre necessità che una mamma proprio non potrebbe soddisfare...
Di questo passo, prima o poi finirà col farsi sposare!

martedì 9 ottobre 2012

Comunicazioni di disservizio 2 - la smentita

AVVISO IMPORTANTE!!!!
Per i laureandi della triennale non è necessario inviare la sintesi della tesi alla Segreteria Didattica.
Cordiali saluti

Dopo averci mandato tutti nel panico ieri, oggi ci mandano questa email, così, come se niente fosse. Per quale motivo ora non dovrei andare a prendere tutti a ginocchiate sulle gengive? Giusto perchè per colpa loro io stanotte non ho dormito e adesso sono talmente sfinita che ho appena versato il tè sul cellulare anzichè nella tazza, figuriamoci se avrei la forza di alzarmi dalla sedia. 
Odio profondo.

lunedì 8 ottobre 2012

Comunicazioni di disservizio

Si comunica di far pervenire entro venerdì 12 ottobre 2012 una copia della tesi di laurea al Relatore ed al Correlatore e la sintesi alla Segreteria Didattica.

E 'na fetta de culo no? Questa frase era in una mail appena ricevuta. Avendo io domandato martedì scorso in segreteria didattica se ci fosse una scadenza per la consegna della tesi e quale fosse ed avendo sentito come risposta un "noi non ne sappiamo nulla, a noi non deve portare altro", mi sento nuovamente presa per il culo da questo ammasso di dipendenti pubblici pagati per fare poche cose e pure male.
Saranno giorni pieni di caffeina e nicotina, ma io devo farcela.
E se ce la farò, voglio il monumento. Anche perchè non è detto che sopravviva...

Incidenti di percorso

Volevamo 4 giorni di isolamento per concentrarci sulle nostre tesi e dargli la svolta.
Volevamo 4 giorni in mezzo al nulla per non essere distratti.
Ci siamo ritirati 4 giorni in un paesino sperduto in mezzo ai monti, abitato solo da una colonia di gatti randagi e da suo nonno.
Suo nonno ci ha accolti in casa sua ed ha cercato di fare del suo meglio per metterci a nostro agio e coccolarci un po'.
Fu così che al secondo giorno ci ritrovammo entrambi con una grandiosa intossicazione da funghi ed al quarto giorno, conquistata finalmente l'autonomia dal bagno, siamo tornati a casa senza aver scritto neanche una parola di tesi.
Ed ora siamo nella merda.
Ce la faremo?

lunedì 1 ottobre 2012

30 settembre 2007

Domenica. 
Le 10:15.
Volo AP5505.
Posto A23, finestrino.
Una salopette di jeans aderente ed una polo rosa a manica lunga. I capelli tagliati e colorati il giorno prima. Gli occhiali da sole ed il trucco ben fatto.
Nella stiva un bagaglio pesante il doppio del consentito, con dentro una vita tutta da buttare e ricostruire. Sarebbe bastato un bagaglio a mano per portare ciò che davvero sarebbe servito, ma non è mai facile distinguere le cose davvero importanti da quelle che invece sono solo d'impiccio. 
18 anni ancora per un mese e mezzo. 39,8 kg di carne, pelle e ossa. 
Un sogno. Il sogno che era stato salvezza, il sogno a cui aggrapparsi per non morire, il sogno di avere un'occasione di farcela, il sogno di poterne uscire, il sogno di poter diventare grande.
All'atterraggio Roma è bella, calda e assolata. Accogliente con le sue strade grandi e sgombere dal traffico del resto della settimana, un traffico ancora sconosciuto per lei che viene da una cittadina che credeva grande e che di Roma non fa neanche un quartiere.
Ad attenderla, il marito di un'amica, un pranzo da loro e poi il collegio, la minuscola stanza singola senza bagno che le suore avevano preparato. La stanza di 2 metri per 4 che aveva scelto perchè piena di sole. La stanza con dentro solo un letto, una scrivania, un armadio a ponte e una mobiletto. E un lavandino che sarebbe stato sempre intasato. Quella sarebbe stata la sua casa per due anni.
E lei non lo sapeva cosa sarebbe successo in quegli anni. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma quella era la sua unica possibilità e la sola cosa che sapeva davvero era che non sarebbe tornata indietro. Mai.
Credeva che il suo sogno le sarebbe bastato per trovare pace, credeva di aver lasciato indietro ciò che l'aveva consumata, credeva adesso di poterlo dominare. Come solo a 18 anni, alle prese con un sogno si può credere.
Lei non sapeva che iniziare le terapie avrebbe significato sprofondarci dentro ancora di più. Non sapeva che avrebbe dovuto scavare in sè stessa fino ad averne paura. Non sapeva che si sarebbe distrutta ancora e ancora. Non sapeva che sarebbe stata meglio e poi sarebbe arrivata la ricaduta, sempre peggiore. E poi sarebbe stata di nuovo meglio e poi ricaduta di nuovo. Ed ogni volta avrebbe perso una parte della sua capacità di sognare, fino a trovarsi a non saperlo più fare.
Lei non sapeva che il suo cuore si sarebbe congelato al punto da sentirne il dolore fisico. Al punto da credere di non poter più provare nient'altro che quel dolore. Al punto da non sapere cos'altro fare per non arrendersi, perchè sapeva solo di non potersi arrendere.
Lei non si è arresa e con fatica ha scongelato quel cuore. Piano piano, senza sapere bene come, un pezzo alla volta l'ha rimesso in sesto e con quel cuore ha via via imparato a vivere, sbagliando tante volte, amando troppo le persone sbagliate e troppo poco sè stessa. 
Ma sbagliando s'impara. E lei ha imparato. Ha imparato ad amarsi, anche se ancora spesso se ne dimentica.
Ha imparato ad amare, cercando la giusta misura.
Ha imparato a distinguere ciò che realmente le serve e a mettere da parte il resto.
Ha imparato a sognare di nuovo e a sognare cose che potrà davvero realizzare. Ed ha imparato anche a realizzarle davvero.
Ha imparato che la perfezione non le appartiene e che non deve vergognarsene fintanto che farà del proprio meglio.
Ha imparato che la vita può stupirti, nel bene e nel male. Ed ha imparato che l'unica cosa che si possa fare è essere sempre disposti a lasciarsi stupire.
Ha imparato che non tutti i problemi possono essere risolti e che bisogna saper convivere con ciò che lasciano di indelebile.
Ha imparato tante cose che non immaginava di poter imparare, perchè il 30 settembre 2007 lei sapeva solo ciò che aveva lasciato, ma non immaginava nulla di ciò che avrebbe trovato.

5 anni dopo, il 30 settembre 2012 è di nuovo domenica. Alle 10:15 circa apre gli occhi, da un bacio al suo uomo e prepara il caffè. Sarà una domenica tranquilla, tra un giro da decathlon e una partita a carte chiusi in casa mentre fuori piove.
5 anni dopo, lei è talmente serena da non ricordare che giorno sia. Perchè, a ripensarci, il passato pesa come un macigno ed un pezzo di cuore rimarrà per sempre congelato, dolente come punto da spilli. A ripensarci, l'anoressia è un'ombra che la inseguirà sempre, anche ora che ad occhio non se ne vedono più le tracce. A ripensarci, ha ancora molto da imparare. Ma 5 anni dopo, di ripensarci non ce n'è bisogno. Perchè 5 anni dopo, lei è felice. E' tutto diverso da come l'aveva sognato e forse proprio per questo lei è felice, molto di più di quanto avesse sognato.

venerdì 28 settembre 2012

Inquietudine

Sarà per il cielo plumbeo e la mia nota meteoropatia.
Sarà per la tesi da reiniziare da capo, con tutto il lavoro da fare, che mi piaceva un sacco, finchè non l'ho espsosta al nuovo relatore. Ero così entusiasta della mia idea, ma la devo ridimensionare per avere la sua approvazione. Non potendo fare a meno della sua firma, devo adattarmi al suo "cerchiamo di non offendere nessuno", perchè siamo in Italia ed in Italia quando parli di religione devi farlo a capo chino e con abbondanza di salamelecchi. Ed io invece scrivo una tesi sul marketing religioso e non mi consentono di intitolarla Dio-Denaro e nemmeno Dio in vendita.
Sarà perchè è il 28 settembre e fra due giorni sarà il 30.
Sarà perchè sono ad un passo da tutto, ma ancora ho in mano niente.
Sarà per tutta l'energia da indirizzare nel modo giusto per riuscire a fare quel passo.
Sarà per la consapevolezza di fondo che da quel passo in poi non saranno comunque rose e fiori. Anzi, diciamo pure che saranno cazzi amari.
Sarà perchè non posso sbagliare niente.
Sarà perchè devo mostrarmi sicura di quel che sto facendo e perfettamente padrona della situazione.
Sarà perchè non lo sono affatto.
Sarà perche sarà, ma io oggi mi sento alquanto inquieta. Ovvero, me rode, me rode parecchio...

martedì 25 settembre 2012

FDM

Entri in ascensore e finalmente capisci.
Capisci di non essere una pazza paranoica.
Capisci che non era una sensazione quel sentirti osservata.
Capisci perchè le donne ti guardavano male.
Capisci perchè gli uomini ti guardavano.
Capisci perchè erano mesi che non mettevi quella camicetta.
Capisci perchè detestavi i suoi piccoli bottoncini tondi.
Perchè in ascensore c'è lo specchio e grazie a quello specchio tu capisci di aver attraversato mezza Roma con le tette in bella mostra.
Ed oggi non avevi nemmeno un intimo discreto.

Queste si chiamano: Figure Di Merda!