Pagine

giovedì 20 dicembre 2012

Sorema

Un viaggio del cazzo. Con il treno che si ferma a metà strada perchè c'è gente senza biglietto che si rifiuta di scendere. Con un toast terribile per cena. Con il volo in ritardo di un'ora e pieno di gente lagnosa. Con la congiuntivite e l'ascesso dell'ultimo dente del giudizio. Un viaggio anticipato di qualche giorno, nonostante il mio rifiuto per questa partenza. Un'accoglienza che ad un funerale ci sarebbe stata più allegria. Tutto ciò per un unico scopo: portare a mezzanotte un panettone vegano con 18 candeline a te, piccola peste non più tanto piccola. Io non ti ho dato il permesso di crescere, ma a quanto pare sei diventata maggiorenne. Io non c'ero negli ultimi anni e tu all'inizio l'hai preso come un abbandono. Oggi ti prepari a fare ciò che ho fatto io. Oggi l'hai capito, che non abbiamo altra scelta. Oggi lo sai che è sopravvivenza. Oggi hai ricongiunto la me che ti spazzolava i capelli prima di andare a scuola a quella che ti ha abbandonata. Oggi sai che ci sono sempre stata lo stesso. Che al momento giusto io arrivo. Con un panettone vegano, perchè tu sei fatta a modo tuo. Con 18 candeline accese ed un tentato incendio del gatto, perchè la mia sbadataggine l'hai presa tutta. Con il regalo che sapevo di non sbagliare. Per vederti finalmente contenta, ora che tocca a te combattere per conquistare la tua vita, la tua libertà. Auguri, Sorema...

mercoledì 19 dicembre 2012

Non mi va.

Non mi va di essere su questo treno. Non mi va di esserci da sola. Non mi va di dover star via 10 giorni. Non mi va di avere la valigia piena di cose buttate lì a caso. Non mi va di essere così incazzata. Non mi va che mi scendano le lacrime. Non mi va l'inutilità di tutto questo. Non mi va.  Poi passa, forse.  Però non mi va.

lunedì 17 dicembre 2012

Devo partire. E per questo già mi rodeva tremendamente il mio grazioso fondoschiena. Ho almeno cercato di farlo risparmiando, ma la compagnia low cost per eccellenza ha un concetto di low molto diverso da quello della mia carta di credito appena recuperata. Decido dunque di rivolgermi alla compagnia di bandiera, campione di inefficienza ma unico altro vettore disponibile. Oh, che bello, mi spetta il biglietto premio! Ops, sul sito non si può, proprio oggi non funziona. Devo chiamare il call center. (E tutti questi doveri già mi provocano l'orticaria). Risponde un'operatrice in chiara astinenza da caffeina, che mi fa il famoso biglietto premio e mi comunica che comunque bisogna pagare le tasse aeroportuali. Praticamente pago la stessa cifra del biglietto normale. Carino come premio! Saluto. Saluta. E-mail di conferma: orario del volo sbagliato. Sfogo del mio lato camionista. Richiamo il call center a tariffazione dissanguante. Lo richiamo per ben 4 volte. Cade sempre la linea mentre cercano il mio biglietto. Alla quinta risponde Sandro, che si becca il mio pippone da cliente isterica a cui già giravano le palle a prescindere, e finalmente cambia il biglietto. Dopo solo 5 telefonate e 15€ di credito buttati. E un rodimento di culo aumentato esponenzialmente. Dopo tutto ciò, sono finalmente sul volto delle 21:25 di mercoledì 19. E speriamo che il pilota sia un po' meglio del call center.
E speriamo pure che mi venga un po' di voglia di partire, perchè per ora preferirei decisamente una gastroscopia con una pompa da giardino. E sono un po' troppo velenosa per affrontare il Natale con i tuoi. Che a Natale sono tutti più buoni, tranne me. Io più si avvicina Natale, più divento una iena intrattabile. Chiedete a Sandro...

giovedì 13 dicembre 2012

12/12/12: Dottor Guaio

Ce l'ha fatta, si è laureato pure Il Guaio.
Ed io mi son beccata una bellissima dedica a fine tesi, che fa sempre piacere. Ma ancora più piacere mi ha fatto vedere quanta gente ci fosse a vederlo tagliare il traguardo, quanti gli vogliano così bene da attraversare l'Italia per 8 minuti di discorso. Faceva un freddo boia, ma c'era un calore in quest'occasione che raramente avevo provato in vita mia. Che sia lui ad avere un'innata capacità di farsi voler bene o che siano quelli che gli gravitano attorno ad essere particolarmente generosi in questo senso, a me questo calore fa quasi impressione. Io sto con lui e perciò ne vengo ricoperta anch'io e mi piacerebbe potermici accomodare in mezzo, ma è meglio di no, è meglio continuare a starci per un po' e poi andare via, che se un giorno venisse a mancare io non voglio sentire freddo. Preferisco restarci ora nel mio freddo e non perdere troppo l'abitudine. Però per lui, che può e sa goderne, mi fa un immenso piacere che questo calore ci sia, che sia circondato da persone che gli vogliono bene e sulle quali potrà sempre contare, che non conosca la solitudine, che possa condividere ogni cosa lui voglia. Mi fa piacere averlo visto così felice nel giorno in cui si chiudeva un'era ed essermi sentita io per lui orgogliosa e soddisfatta come non lo ero stata per me. 
Adesso il capitolo università è chiuso sul serio, per entrambi. Adesso siamo allo stesso punto, con in mano tutto e niente, con tante possibilità e nessuna prospettiva. Adesso si riparte. Dallo stesso punto. Per mano. Insieme.

lunedì 10 dicembre 2012

AleatoriaMente













E' un periodo strano, un periodo di una me molto variabile, di una vita molto aleatoria. Un periodo di cose che cambiano in fretta, di evoluzioni lente al limite della stasi. Un periodo di giornate che corrono, la cui fine arriva dopo un tempo dilatato, altro che 24 ore. Un periodo che penso almeno quattro cose per volta e riesco ad avere un umore diverso per ciascuna. Tipo che ieri sono sul treno mi hanno rubato il portafogli e, mortacci loro, i soldi miei gli andassero tutti in medicine. E quando ti rubano qualcosa non mi ti manca solo l'oggetto, ma anche un pezzo della tua intimità violata dal mancato rispetto altrui. Ed ora sono senza documenti, in un paese talmente ben funzionante che per rifarli da una regione diversa dalla mia ci vuole almeno un mese, ma per arrivare nella mia ci vogliono i documenti. Quindi forse non vedrò la mia famiglia per Natale, cosa che comunque non sarei pronta a fare. Chè quella famiglia è un calderone bollente che mi brucio sempre a scoperchiare. Provo a guardarci dentro, a rimescolare un po', ad aggiungere del mio, ma in realtà io non posso far nulla per migliorare cose che sono nate prima di me e che riguardano solo le due metà del mio dna. Chè è una stronzata quella dello stare insieme per il bene dei figli. Punto. Però mi dispiacerebbe lo stesso non essere lì ad imporre il mio albero di Natale. Che nessuno lo vuole, però poi piace a tutti. Che comunque non si può fare a meno di essere lì a rimpiangere il non essere altrove perchè, anche se fossi altrove, "Natale con i tuoi", comunque essi siano fatti. Che i miei sono così diversi dai suoi, che mi adorano e mi trattano talmente bene che quasi ne ho paura. Chè io ora devo amare solo lui, non ancora anche i suoi. Che mi hanno invitata a fare Natale con loro ed io so che sarebbe bellissimo. Perciò non posso starci. Devo cercare di arrivare sull'isola e fare la solita battaglia per avere un po' di pace, il mio ruolo è ancora questo. Ma adesso c'è da pensare ancora a lui, che si laurea fra due giorni. Siamo una bella squadra, la sua tesi a quattro mani mi ha restituito un po' di quello che non mi son goduta scrivendo la mia. Forse pure troppo. Chè la sua tesi l'ho scritta io dalla prima all'ultima parola, "tu analizzi e io scrivo", mai l'avessi detto. Che sono stanca da morire, ma ieri sera mi ha detto che è felice e tanto basta per tollerare uno strato in più di fondotinta sulle occhiaie. E poi abbiamo fatto il alberello kitsch all'1:30 di notte, chè almeno una cosa ieri doveva andare nel verso giusto. E adesso lo smalto è asciutto, il cappuccino finito. Posso andare a vestirmi. Chè devo andare a farmi sbloccare la carta di credito, così magari posso fare pure la spesa. E magari pure qualche regalino, tipo quelle scarpe che avevo visto per me. Ma poi, il 21 non finisce il mondo? Mmm, sarebbe un peccato morire da laureata disoccupata, almeno vorrei vedere una busta paga prima. Vabbè, almeno avrò un bel paio di scarpe. Se mi sbloccano la carta. Peccato però, proprio adesso che mi ero decisa per il tatuaggio. Rivabbè, se non muoio lo faccio. E se mi ridanno la carta di credito. Cazzo sono già le 8:10. Se non finisce il mondo, dal 22 mi impegno a diventare una persona puntuale. Che ci vuole sempre qualche buon proposito da non rispettare. Ajò, è tardi. Mmm... cosa mi metto oggi?

lunedì 3 dicembre 2012

Non lo amo abbastanza.

Sto cercando casa. Da sola. Dopo 5 anni di condivisioni e convivenze di vario genere, dal collegio di suore, alla casa con studentesse alla mezzacasa mezzaindipendente, ora che lo sfratto s'appropinqua, io voglio una casa tutta mia. Perchè è vero che sono 5 anni di vita fuori dalla grazia della madre, ma sono pur sempre state delle soluzioni abitative provvisorie, adatte sono al breve periodo. Adesso è legittimo che io abbia voglia di qualcosa di solo mio, di una situazione in cui tutto dipenda esclusivamente da me (anche perchè quello che ora non dipende da me è solo casino che si aggiunge o scomparti di frigo che si svuotano, nessuno dei miei conviventi si spreca a semplificarmi la vita o contribuire alla gestione della casa). E poi la vita da sola è sempre stata il mio obiettivo, sin dal giorno in cui son partita dall'isola per rinchiudermi in collegio. La mia idea è quella di aprire la porta di casa e trovare tutto esattamente come l'ho lasciato quando l'ho chiusa, aspettandomi al massimo che il gatto abbia cambiato posizione. E' tanto strano? A mio avviso no, ma a quanto pare il pensiero comune (tanto per cambiare) trova scandaloso che il mio sogno nell'immediato sia la convivenza con una gatta nera a pelo corto. Perchè? Ma è ovvio: perchè io sono fidanzata! Questo dovrebbe implicare che tutti i pensieri, progetti, idee ed anche valori portati avanti fino a sei mesi fa siano soppiantati da un unico, romantico, fantastico, idilliaco sogno: la convivenza. E ovviamente dopo il matrimonio, il paio di pargoli e vissero tutti felici e contenti.
La cosa mi terrorizza perchè più di una persona al sentire la frase "cerco casa" ha risposto "ah, col tuo ragazzo? così dividete l'affitto". E la seconda frase era un'affermazione, non una domanda. 
Dunque, nell'ottica comune, dovendo affrontare un trasloco, è legittimo che io riduca il mio fidanzato ad un coinquilino. Così risparmio e magari riesco pure ad avere la macchina. Che poi dividiamo pure quella e siamo a posto.
La parte più agghiacciante è la successiva, ovvero il "non lo ami abbastanza" che segue la mia risata di fronte all'affermazione precedente. Posto che dopo 6 mesi scarsi di relazione potrei anche non amarlo ancora abbastanza e non avere nulla da rimproverarmi, io credo che sia una forma d'amore più grande evitare di mancargli di rispetto precorrendo i tempi e riducendolo a un coinquilino con cui dividere le spese. 
Non che io non abbia l'idea, un domani, di rendere le cose più concrete, una nostra progettualità ce l'abbiamo, altrimenti che staremmo insieme a fare? Ma questa passa per il momento fondamentale di realizzazione di noi stessi, perchè devi avere qualcosa di solo tuo prima di poter avere qualcosa di condiviso. 
Mi piacciono quel paio di giorni a settimana in cui mi sveglio insieme a lui che mi sussurra il buongiorno, ma non ho ancora intenzione di rinunciare agli altri cinque in cui mi sveglio da sola rispondendo "sticazzi" alla sveglia che dice che sono le 6. Mi piacciono le fette biscottate con la marmellata già spalmata e la tavola apparecchiata, ma non voglio abbandonare nemmeno il mio cappuccino davanti al computer con le prime email del giorno. E sono belle pure le cene con il pane nel cestino, ma il cinese da asporto in tuta davanti a un film non può togliermelo nessuno. Non ancora.
Voglio continuare a sentire suonare il campanello e rispondere al citofono fingendo di non sapere chi sia. Voglio ancora aprirgli la porta di casa mia. Voglio che la sua marmellata scura nel mio frigo sia ancora una coccola e non un dovere. Voglio il suo spazzolino e il suo accappatoio nel mio bagno, ma non voglio ancora il nostro bagno. Voglio arrivare a desiderare qualcosa di nostro, senza sentire il peso della rinuncia a qualcosa di mio. Voglio desiderare di condividere una vita, non di dividere un affitto. Voglio continuare a rispettare me e lui. Perciò pagherò il mio affitto da sola e non avrò la macchina, perchè ora la mia felicità è essere capace di stare da sola ed aprire la porta quando voglio stare in compagnia. Se questo è non amarlo abbastanza, allora sono d'accordo, non lo amo abbastanza poco da mancarci di rispetto.

sabato 1 dicembre 2012

Parità

La parità dei sessi è regalare fiori e cioccolatini al proprio uomo. Così, ad minchiam.
E godersi la sua faccia terrorizzata mentre pensa: "oh cazzo, cosa mi sono dimenticato???"