E' un periodo strano, un periodo di una me molto variabile, di una vita molto aleatoria. Un periodo di cose che cambiano in fretta, di evoluzioni lente al limite della stasi. Un periodo di giornate che corrono, la cui fine arriva dopo un tempo dilatato, altro che 24 ore. Un periodo che penso almeno quattro cose per volta e riesco ad avere un umore diverso per ciascuna. Tipo che ieri sono sul treno mi hanno rubato il portafogli e, mortacci loro, i soldi miei gli andassero tutti in medicine. E quando ti rubano qualcosa non mi ti manca solo l'oggetto, ma anche un pezzo della tua intimità violata dal mancato rispetto altrui. Ed ora sono senza documenti, in un paese talmente ben funzionante che per rifarli da una regione diversa dalla mia ci vuole almeno un mese, ma per arrivare nella mia ci vogliono i documenti. Quindi forse non vedrò la mia famiglia per Natale, cosa che comunque non sarei pronta a fare. Chè quella famiglia è un calderone bollente che mi brucio sempre a scoperchiare. Provo a guardarci dentro, a rimescolare un po', ad aggiungere del mio, ma in realtà io non posso far nulla per migliorare cose che sono nate prima di me e che riguardano solo le due metà del mio dna. Chè è una stronzata quella dello stare insieme per il bene dei figli. Punto. Però mi dispiacerebbe lo stesso non essere lì ad imporre il mio albero di Natale. Che nessuno lo vuole, però poi piace a tutti. Che comunque non si può fare a meno di essere lì a rimpiangere il non essere altrove perchè, anche se fossi altrove, "Natale con i tuoi", comunque essi siano fatti. Che i miei sono così diversi dai suoi, che mi adorano e mi trattano talmente bene che quasi ne ho paura. Chè io ora devo amare solo lui, non ancora anche i suoi. Che mi hanno invitata a fare Natale con loro ed io so che sarebbe bellissimo. Perciò non posso starci. Devo cercare di arrivare sull'isola e fare la solita battaglia per avere un po' di pace, il mio ruolo è ancora questo. Ma adesso c'è da pensare ancora a lui, che si laurea fra due giorni. Siamo una bella squadra, la sua tesi a quattro mani mi ha restituito un po' di quello che non mi son goduta scrivendo la mia. Forse pure troppo. Chè la sua tesi l'ho scritta io dalla prima all'ultima parola, "tu analizzi e io scrivo", mai l'avessi detto. Che sono stanca da morire, ma ieri sera mi ha detto che è felice e tanto basta per tollerare uno strato in più di fondotinta sulle occhiaie. E poi abbiamo fatto il alberello kitsch all'1:30 di notte, chè almeno una cosa ieri doveva andare nel verso giusto. E adesso lo smalto è asciutto, il cappuccino finito. Posso andare a vestirmi. Chè devo andare a farmi sbloccare la carta di credito, così magari posso fare pure la spesa. E magari pure qualche regalino, tipo quelle scarpe che avevo visto per me. Ma poi, il 21 non finisce il mondo? Mmm, sarebbe un peccato morire da laureata disoccupata, almeno vorrei vedere una busta paga prima. Vabbè, almeno avrò un bel paio di scarpe. Se mi sbloccano la carta. Peccato però, proprio adesso che mi ero decisa per il tatuaggio. Rivabbè, se non muoio lo faccio. E se mi ridanno la carta di credito. Cazzo sono già le 8:10. Se non finisce il mondo, dal 22 mi impegno a diventare una persona puntuale. Che ci vuole sempre qualche buon proposito da non rispettare. Ajò, è tardi. Mmm... cosa mi metto oggi?perchè la Normalità è solo una delle possibili scelte, non per forza quella giusta...
lunedì 10 dicembre 2012
AleatoriaMente
E' un periodo strano, un periodo di una me molto variabile, di una vita molto aleatoria. Un periodo di cose che cambiano in fretta, di evoluzioni lente al limite della stasi. Un periodo di giornate che corrono, la cui fine arriva dopo un tempo dilatato, altro che 24 ore. Un periodo che penso almeno quattro cose per volta e riesco ad avere un umore diverso per ciascuna. Tipo che ieri sono sul treno mi hanno rubato il portafogli e, mortacci loro, i soldi miei gli andassero tutti in medicine. E quando ti rubano qualcosa non mi ti manca solo l'oggetto, ma anche un pezzo della tua intimità violata dal mancato rispetto altrui. Ed ora sono senza documenti, in un paese talmente ben funzionante che per rifarli da una regione diversa dalla mia ci vuole almeno un mese, ma per arrivare nella mia ci vogliono i documenti. Quindi forse non vedrò la mia famiglia per Natale, cosa che comunque non sarei pronta a fare. Chè quella famiglia è un calderone bollente che mi brucio sempre a scoperchiare. Provo a guardarci dentro, a rimescolare un po', ad aggiungere del mio, ma in realtà io non posso far nulla per migliorare cose che sono nate prima di me e che riguardano solo le due metà del mio dna. Chè è una stronzata quella dello stare insieme per il bene dei figli. Punto. Però mi dispiacerebbe lo stesso non essere lì ad imporre il mio albero di Natale. Che nessuno lo vuole, però poi piace a tutti. Che comunque non si può fare a meno di essere lì a rimpiangere il non essere altrove perchè, anche se fossi altrove, "Natale con i tuoi", comunque essi siano fatti. Che i miei sono così diversi dai suoi, che mi adorano e mi trattano talmente bene che quasi ne ho paura. Chè io ora devo amare solo lui, non ancora anche i suoi. Che mi hanno invitata a fare Natale con loro ed io so che sarebbe bellissimo. Perciò non posso starci. Devo cercare di arrivare sull'isola e fare la solita battaglia per avere un po' di pace, il mio ruolo è ancora questo. Ma adesso c'è da pensare ancora a lui, che si laurea fra due giorni. Siamo una bella squadra, la sua tesi a quattro mani mi ha restituito un po' di quello che non mi son goduta scrivendo la mia. Forse pure troppo. Chè la sua tesi l'ho scritta io dalla prima all'ultima parola, "tu analizzi e io scrivo", mai l'avessi detto. Che sono stanca da morire, ma ieri sera mi ha detto che è felice e tanto basta per tollerare uno strato in più di fondotinta sulle occhiaie. E poi abbiamo fatto il alberello kitsch all'1:30 di notte, chè almeno una cosa ieri doveva andare nel verso giusto. E adesso lo smalto è asciutto, il cappuccino finito. Posso andare a vestirmi. Chè devo andare a farmi sbloccare la carta di credito, così magari posso fare pure la spesa. E magari pure qualche regalino, tipo quelle scarpe che avevo visto per me. Ma poi, il 21 non finisce il mondo? Mmm, sarebbe un peccato morire da laureata disoccupata, almeno vorrei vedere una busta paga prima. Vabbè, almeno avrò un bel paio di scarpe. Se mi sbloccano la carta. Peccato però, proprio adesso che mi ero decisa per il tatuaggio. Rivabbè, se non muoio lo faccio. E se mi ridanno la carta di credito. Cazzo sono già le 8:10. Se non finisce il mondo, dal 22 mi impegno a diventare una persona puntuale. Che ci vuole sempre qualche buon proposito da non rispettare. Ajò, è tardi. Mmm... cosa mi metto oggi?
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che delizia, quell'alberello :-)
RispondiEliminaé stato ribattezzato il kitschmas tree ;-)
EliminaTutto molto bello. Se non fosse per l'albero.
RispondiEliminaL'anno scorso la mia ex me ne ha ammollato uno piccolo e mi sono incazzato come un pinguino isterico.
"portatelo via subito!"
l'ho dovuto buttare ad aprile inoltrato.
tutto molto bello? mah, a me la storia del portafogli non piace granché!
Eliminae il mio minialberello o si ama o si odia, non ci sono mezze misure. io non ho ancora deciso da che parte sto...
Ma è almeno più basso di te?
EliminaBanaluccio senza spirito d'osservazione, non hai notato che sta sulla stampante? sarà sì e no 50 cm.
Eliminae io non sono poi così bassa dai. in sardegna mi chino per salutare parecchia gente.